E’ pratica diffusa nel settore automobilistico, tra le altre, quella di trasferire soluzioni particolarmente avanzate, studiate per vetture di alta gamma, nei segmenti medi-bassi (e perfino nelle utilitarie) che non sono ancora stati contaminati da crisi di rigetto. Ciò però non sembra soddisfare molto il cliente, che deve pagare spesso questo arricchimento del prodotto in termini di affidabilità.
La strada da percorrere quindi è un’altra, perché evidentemente la mancanza di fantasia progettuale è la principale causa di crisi e non può essere certamente corretta con dei semplici riutilizzi di soluzioni precedentemente studiate in ambiti diversi.

Un esempio può essere quello dei
sedili che, se da una parte, negli ultimi anni sono migliorati in termini di personalizzazione e di comfort, è anche vero che sono cresciuti per quanto riguarda complessità e peso. Qui ci sarebbe bisogno di una riprogettazione “da zero” del componente, pensando all’utilizzo di
materiali veramente innovativi, come quelli
a memoria di forma.
Essi rappresentano una classe di materiali metallici particolari e la loro caratteristica principale è quella di essere in grado di recuperare una forma preimpostata per effetto del semplice cambiamento di temperatura o dell'applicazione di un’opportuna sollecitazione in condizioni adeguate di temperatura: il materiale si ripresenta immediatamente nella sua forma iniziale, dando l'impressione di una notevole elasticità. A tale proprietà si dà il nome di pseudoelasticità (impropriamente anche di superelasticità), in quanto l'effetto complessivo è quello di un materiale che accetta notevoli deformazioni ed immediatamente recupera la sua forma iniziale.
Queste leghe a memoria di forma possono perciò essere utilizzate come "sensori" e, applicate al sedile, sono in grado di trasformare la distribuzione dei carichi in segnali, in modo che la forza fornita dallo stesso peso del passeggero si traduca automaticamente, tramite appositi organi meccanici, in una forma più ergonomica.