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Il fenomeno Apple


di mauro   pubblicato Mer 27 Aprile, 2005 [06:07 UTC]
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Nell'inchiesta di questo mese, andiamo scoprire un po’ più da vicino quello che ormai da molti è stato definito come il fenomeno Apple...


In questi mesi di attività vi abbiamo descritto alcuni degli ultimi prodotti di casa Apple, come l’iPod Shuffle o il Mac mini, che sull’enorme scia di successo tracciata dall’ormai mitico iPod, hanno permesso ad Apple di riemergere prepotentemente nel panorama informatico mondiale, tanto che molti parlano addirittura di mania, anzi, più precisamente di Macmania.

Al di là delle reali differenze funzionali o dell’architettura dei sistemi operativi, che sono sconosciute alla stragrande maggioranza dei consumatori, i prodotti ideati da Apple piacciono perché sono “belli da vedere”. Hanno quel qualcosa in più che li contraddistingue dai tradizionali PC o dagli altri lettori mp3 presenti sul mercato: i designer e gli ingegneri studiano minuziosamente ogni modello e ne curano i dettagli creando così dei veri e propri gioielli di design.

Per trovare la conferma di questo fascino, basta entrare in un Apple Store o in qualsiasi altro grande magazzino di elettronica, ed osservare i comportamenti delle persone. Alcuni sembrano addirittura dei bambini, che, girando per un negozio di giocattoli, trovano all’improvviso l’oggetto dei loro sogni: vedono i computer, vi si avvicinano, ci girano intorno, ne sfiorano le forme. Altri ancora, quelli che magari non li conoscono ancora bene, si chiedono se quell’oggetto sia un computer o un soprammobile, e incuriositi assillano i commessi con mille domande. Il merito di tutto questo va agli uomini di quest’azienda, che con il loro ingegno sono riusciti a creare dei veri e propri oggetti del desiderio, sogno di ogni tecnomaniaco.





> Le origini del mito


> Jonathan Ive, l’uomo della svolta


> La mela che verrà


> Curiosità





Le origini del mito


La storia di Apple è strettamente legata a quella dei suoi fondatori, Steve Jobs e Stephen Wozniak, rispettivamente 50 e 54 anni. I due avevano avuto modo di conoscersi nei corridoi degli uffici di Hewlett-Packard, quando entrambi erano dipendenti dell’azienda. Svilupparono il prototipo del loro primo calcolatore, Apple I, nel garage di Jobs ed una volta completato, Wozniak offrì ad HP la possibilità di produrlo in serie, ma l’azienda rifiutò.

Jobs propone allora al suo collega di mettersi in società e di iniziare a produrre il loro computer da soli. I due raccolgono tutto quello di cui possono disporre ed il primo aprile 1976, assieme a Ron Wayne (realizzatore del primo logo Apple), fondano la Apple Computer Inc. e lanciano sul mercato il loro primo modello, l’Apple I.
Da quella data sono cambiate molte cose. La società di Cupertino ha attraversato momenti positivi e momenti di vera crisi, dai quali però si è sempre risollevata. L’ultima prova di forza risale al 1998, quando la società, data per spacciata dagli analisti, ha saputo riacquistare la fiducia dei mercati con l’introduzione dell’iMac.
Per una storia più dettagliata, con le tappe fondamentali dell’azienda vi rimandiamo alla versione italiana del sito www.applemuseum.com .


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Jonathan Ive, l’uomo della svolta


Oltre all’indiscusso Steve Jobs, negli ultimi anni, il vero uomo chiave di Apple è stato Jonathan Ive.

Il trentottenne designer londinese che ha letteralmente rivoluzionato l’immagine (e i bilanci) dell’azienda. Ive inizia la sua carriera molto presto: a 22 anni disegna lavandini, vasche da bagno e televisori per l’inglese Tangerline. Dopo circa tre anni si trasferisce a San Francisco, dove inizia la collaborazione con Apple, proprio nel momento in cui l’azienda di Cupertino attraversa una profonda crisi, continuava a perdere quote di mercato e molti analisti la davano ormai per spacciata.
La matita di Ive è rivoluzionaria ed in pochi anni porterà a stravolgere completamente il concetto di computer. Nel ’98 Apple presenta l’iMac, l’oggetto che segnerà la consacrazione professionale di Ive e che permetterà ai consumatori di distinguere finalmente in modo chiaro i Mac dai comuni PC. Per intenderci, da quel momento, i Mac diventeranno quelli colorati, trasparenti e allegri. Differenze non più soltanto funzionali dunque, ma anche estetiche.

Il nuovo progetto iMac, non è nato per caso. Alla Apple da tempo avevano puntato molto sullo studio dei materiali. Jonathan Ive e la sua équipe non hanno fatto altro che sfruttare le competenze che avevano in questo campo. Hanno utilizzato soprattutto il policarbonato perché è un materiale poco costoso ma allo stesso tempo estremamente resistente, e può essere facilmente colorato con tinte che rimangono stabili nel tempo.
La filosofia alla base del progetto era semplice: visto che le persone devono passare gran parte del loro tempo davanti al computer, perché non renderlo un oggetto bello e accattivante oltre che funzionale?
Nel 2003 Ive viene scelto come uomo di cultura dell’anno da BBC News, che gli dedica anche uno speciale televisivo. Il London Design Museum lo proclama “Designer of the year” e grazie alla sua creatività, Apple si è aggiudicata per cinque anni consecutivi il premio Silver del D&AD (British Design and Art Direction).


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La mela che verrà


Gran parte dei recenti successi dell’azienda sono indiscutibilmente attribuibili alla popolarità riscossa da iPod, che attualmente è il lettore mp3 con disco rigido interno più venduto al mondo. Nel corso degli anni è diventato un vero e proprio fenomeno di costume e per molte persone i caratteristici auricolari bianchi rappresentano una sorta di status, un simbolo che non esprime soltanto il fatto di possedere un particolare oggetto, ma che rappresenta anche un vero e proprio modo di vivere la vita.

I conti di Apple si sono risollevati perché il business che ruota attorno ad iPod è molto più ampio e complesso di quello che può apparire. Il grande merito di Steve Jobs e del suo staff, è stato quello di associare alla vendita di lettore digitale anche l’apertura di un negozio on-line di musica, l'iTunes music store, che mette a disposizione dei propri utenti canzoni a soli 99 centesimi l'una.

L'accoppiata tecno-gadget e musica online è risultata vincente e sta spingendo i competitors a dare il via a nuovi progetti per cercare di contrastare questa leadership. E’ il caso del colosso giapponese Sony, che con la nuova versione portatile della Play Station (ribattezzata per l’occasione PSP, Play Station Portable), promette di offrire la possibilità di scaricare, oltre agli aggiornamenti dei videogiochi, anche canzoni. Il lancio del nuovo prodotto doveva avvenire in Europa a Natale, ma è stato rinviato prima a marzo ed ora probabilmente alla prossima estate. In Giappone la PSP ha già venduto circa 900 mila esemplari.

Nel frattempo Jobs continua per la sua strada e cerca di ampliare la vendita di canzoni su internet sfruttando i cellulari di ultima generazione, attraverso l’accordo siglato con Motorola, che sta introducendo telefoni cellulari che funzionano anche da lettori mp3, ottimizzati per la piattaforma di iTunes. Per ora niente iPhone dunque, come qualcuno aveva ipotizzato tempo fa.

La casa di Cupertino punta molto sull’incremento della propria quota nel mercato dei computer desktop, facendo leva sui prezzi competitivi di Mac mini. L’incremento delle vendite e l’acquisto di macchine Apple anche de parte di utenti meno esperti, potrà comportare dei problemi sul fronte della sicurezza, con il rischio di un aumento del numero di virus e della vulnerabilità dei sistemi.

Rimanendo in tema di sistemi operativi, il 2005 dovrebbe essere l’anno di prova per testare l’efficacia di Tiger, il nuovo OS di Apple che sarà disponibile da venerdì 29 aprile e che dovrebbe offrire pieno supporto ai nuovi processori G5 a 64 bit, mentre i processori Athlon64 dovranno attendere ancora un po’ per la versione a 64 bit di Windows XP.


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Curiosità


Molto probabilmente qualcuno di voi si sarà chiesto da dove derivi il nome “Apple computer”, visto che non è certamente un nome usuale per un’azienda che produce calcolatori.
Negli anni settanta, Steve Jobs, si trovava spesso a visitare e a lavorare presso una piccola azienda agricola di proprietà di amici appartenenti ad una comunità hippie. Presumibilmente, Jobs lavorava in una piantagione di mele, perchè nel 1976, di ritorno da uno di quei soggiorni, propose proprio il nome “Apple” al suo socio Steve Wozniak, che ne rimase entusiasta. Anche se i due erano al corrente dei possibili problemi di copyright con la “Apple Records”, la casa discografica dei Beatles, decisero di continuare su quella strada. A distanza di alcuni anni, le preoccupazioni si dimostrarono fondate, in quanto, nel 1989 la Apple Computer Inc. venne querelata da Apple Records per infrazione dei diritti sul copyright.

Il primo logo di Apple raffigurava Isaac Newton seduto sotto il famoso albero di mele, luogo in cui, secondo la tradizione, lo studioso ebbe l’ispirazione per la legge sulla gravità. La ricchezza dei dettagli dell’illustrazione lo rendeva difficilmente riproducibile su un calcolatore. Per questo ebbe vita breve e venne applicato solo sull’Apple I.

Il logo della mela morsicata, colorata con i toni dell’arcobaleno invertiti, risale invece al 1977 ed è opera di Rob Janoff. Il morso rappresentava la conoscenza (nella Bibbia la mela era il frutto dell'albero della conoscenza) ma richiamava anche il mondo dell'informatica. "Morso" in inglese si traduce come "bite", la cui pronuncia è simile a quella di "byte". Il logo risultò particolarmente appropriato alla filosofia dell’azienda, perché riusciva a sintetizzare concetti come desiderio e conoscenza (la mela) e allo stesso tempo speranza e anarchia (l’arcobaleno con colori invertiti).
L’attuale logo in tinta unita è stato introdotto nel 1997 da Steve Jobs, forse per l’esigenza di segnare un punto di svolta per superare la crisi e lasciare alle spalle i problemi passati. Da quel momento i colori sarebbero passati dal logo direttamente ai prodotti.

Ai più curiosi, consigliamo un libro di recente pubblicazione: "Il culto de Mac", dove oltre alla possibilità di attingere ad un'ampia serie di informazioni e curiosità, si può anche capire più in dettaglio cosa si nasconde sotto questo fenomeno.


Il culto del Mac
Leandro Kahney
Mondadori Informatica
2004
268 pagine







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