 |
www.ekmdicamo.org
La comunità dei designer dello SportSystem
|
Ancora in primo piano: Recensione: L'ascesa della classe creativa
di ivan pubblicato Mer 10 Agosto, 2005 [13:23 UTC]
[stampa] [torna a modalità visualizzazione]
|
Che cosa significa essere creativi oggi? E soprattutto, che lavoro fanno, dove vivono? Il libro “The rise of the creative class” di Richard Florida (2002, Basic Books, tradotto in italiano da Mondadori con il titolo "L'ascesa della classe creativa") offre un ritratto approfondito della classe creativa (designer, artisti, ingengeri, manager) capace di innovare e sperimentare continuamente sul lavoro e nella propria vita privata, tollerante, aperta alla diversità, talentuosa. Perchè tanto interesse intorno ai creativi? Perchè sono loro ad innovare, a generare idee in grado di rinnovare la competitività di imprese e territori, sostiene Florida.
Per questo l'obiettivo principale di aziende e territori è quello di attarre talenti creativi e trattenerli, creando città e organizzazioni tolleranti, aperte, innovative, stimolanti.
|
Che cosa significa essere creativi oggi? E soprattutto, che lavoro fanno, dove vivono i creativi? Il libro “The rise of the creative class” di Richard Florida (2002, Basic Books, tradotto in italiano da Mondadori con il titolo "L'ascesa della classe creativa") offre un ritratto approfondito di questa nuova classe (designer, artisti, ingengeri, manager) capace di innovare e sperimentare continuamente sul lavoro e nella propria vita privata, tollerante, aperta alla diversità, talentuosa. Perchè tanto interesse intorno ai creativi? Perchè sono loro ad innovare, a generare idee in grado di rinnovare la competitività di imprese e territori, sostiene Florida.
Per questo l'obiettivo principale di aziende e territori è quello di attarre talenti creativi e trattenerli, creando città e organizzazioni tolleranti, aperte, innovative, stimolanti.
La classe creativa si distingue perché i suoi membri si dedicano ad attività la cui funzione è di “creare forme nuove e significative”. Al suo interno troviamo sia professioni super-creative come l'architetto, lo stilista, l'ingegnere o il docente universitario; sia occupazioni ad alto impiego di conoscenza, quali l’high-tech, i servizi finanziari, le professioni legali, sanitarie e di direzione aziendale.
La realtà dalla quale è nata l'idea centrale del libro è quella degli Stati Uniti, tuttavia la valenza dell’opera va al di là di questo ambito, in quanto l'autore non si limita a descrivere la situazione statunitense ma cerca di delinearne i fattori determinanti. Infatti, i risultati economici e il futuro in generale di tutti i paesi industrializzati, inclusa l'Italia, saranno sempre più legati alla dimensione e alle dinamiche di questa nuova realtà sociale. Portando numerosi esempi e casi, l'autore dimostra come l'economia statunitense nei settori a maggiore espansione, soprattutto quelli tecnologici, dipenda dalla capacità dei territori di attrarre i creativi, rispondere alle loro aspettative non solo dal punto di vista professionale ma anche da quello della qualità e dello stile di vita. Per lo più si tratta di giovani che, con una buona base scolastica e potenziale creativo, che lasciano il luoghi d'origine per trasferirsi in quelli che Florida definisce i poli d'attrazione per i creativi: città di medie dimensioni o metropoli dove questi talenti possano condividere nuove esperienze stimolanti e cogliere quelle eterogeneità etniche, culturali e di pensiero indispensabili ad alimentare il loro ethos creativo.
Di conseguenza negli ultimi anni, in una sorta di rincorsa ai giovani creativi, negli Stati Uniti si è assistito ad uno spostamento delle imprese verso questi centri, soprattutto di quelle che fanno della creatività il loro tratto distintivo. I talenti scelgono il luogo dove vivere, le imprese devono adattarsi e trasferirsi dove c'è creatività. Così il rapporto si è invertito: il luogo sta diventando l'unità organizzativa base dell'economia e della società, subentrando al ruolo che un tempo era delle grandi imprese. Ne consegue che, secondo Florida, le politiche territoriali devono mirare a rendere i territori, le città e le regioni attrattive, così da permettere l’insediamento dei creativi e di conseguenza delle aziende più innovative. L'Italia non è immune a questo cambiamento socio-economico. Molti giovani ricchi di talento si trasferiscono in città maggiormente stimolanti, come Milano, Parigi o Londra. Ma lo spostamento riguarda anche le imprese che, operanti nei settori del design, della moda, dell'informazione, decidono di trasferire i loro uffici in queste grandi città, per mantenere alti i loro livelli di innovazione e competitività. Quindi per le imprese è necessario un movimento in questo senso, in un'ottica di continua ricerca di talenti e di realtà a forte fermento di nuove idee, non di riduzione dei costi.
Florida si rivolge a politici e amministratori locali, spiegando loro come lo sviluppo economico di una regione sia guidato dalle scelte di localizzazione delle persone appartenenti alla classe creativa. La sua teoria sullo sviluppo regionale non si basa sulla presenza nel territorio di imprese, e quindi su quali politiche portare avanti per attirarle, bensì sottolinea come la vera chiave dello sviluppo economico di una zona sia il capitale creativo, che funge da traino per l’insediamento di imprese innovative e competitive. Le persone creative preferiscono posti diversi (caratterizzati da eterogeneità, multi-culturali), tolleranti e aperti alle nuove idee. I fattori critici del successo di un paese possono essere riassunti in quelle che l'autore chiama le tre T dello sviluppo economico: tecnologia, talento e tolleranza. Ciascuno di questi tre aspetti è indispensabile ma da solo non sufficiente a creare un ambiente dove creatività, innovazione e sviluppo si alimentino vicendevolmente.
Per verificare la teoria del capitale creativo, Florida e alcuni suoi colleghi hanno condotto una serie di ricerche statistiche, esaminando il modo in cui le tre T concorrano a sostenere la crescita. Hanno per questo studiato una serie di indici (l’High-Tech index per la tecnologia, il Talent index per il talento e il Gay index e il Bohemian index per la tolleranza), trovando una significativa correlazione tra le dinamiche della popolazione e dell’insediamento e il tasso di creatività dei territori (Creativity index). I risultati dimostrano come innovazione, competitività, qualità della vita e industrie high-tech siano strettamente legate alle località con una forte concentrazione di classe creativa e, di conseguenza, con un livello medio alto di istruzione.
Dalle analisi di Florida emerge una correlazione positiva fra Gay e Bohemian index e classe creativa: questo non sta a significare che i creativi siano più gay della popolazione media o che conducano per la maggiorparte vite bohemien, quanto che i creativi si sentono a proprio agio in luoghi caratterizzati da elevata apertura, tolleranza e attrattive culturali. Dalle statistiche si apprende chiaramente come la classe creativa preferisca vivere dove la mentalità è più aperta, circondati da persone con un livello di istruzione superiore, in contesti tecnologici caratterizzati dalla presenza di industrie high-tech.
La tesi di Florida è chiara e ben sostenuta da uno sforzo di ricerca notevole e approfondito. Dal punto di vista europeo ed italiano in particolare, la lezione è chiara e la sfida stimolante: per crescere bisogna puntare sulle persone, su quelle persone capaci di rinnovare continuamente il capitale intellettuale e sociale dei territori in cui si insediano, mettendo le basi per la nascita e la crescita di imprese competitive e innovative. Investire in tecnologia forse è facile, ben più complesso è attrarre e creare talento e nutrire la tolleranza e l’apertura alla diversità.
Amazon
Mondadori