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Recensione:Il progetto della bellezza. Il design fra arte e tecnica, 1851-2001
di fra pubblicato Lun 04 Ottobre, 2004 [10:37 UTC]
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“Il progetto della bellezza. Il design fra arte e tecnica, 1851-2001” di M. Vitta ( Einaudi) può essere una guida valida per appropriarsi un po’ di più del senso e del significato del design. Il punto di vista privilegiato nel libro è il riferimento alla storia collettiva, alla dimensione culturale, storica e sociale che ha fatto da sfondo all’evoluzione di questa disciplina così controversa, evidenziando relazioni trasversali e pluridirezionali tra tutti gli aspetti che lo condizionano e lo spiegano.
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Troppe volte si parla di cose che si conoscono solo superficialmente o di cui si ha un’idea piuttosto vaga, formatasi nel tempo e con l’esperienza, senza un approccio sistematico e consapevole. Parlando di design si può facilmente cadere in questa possibilità: tutti ne parlano, che si tratti di mostre, musei permanenti, locali di tendenza o quotidiani di economia, la parola design si impone all’attenzione di chiunque. Ma che cosa significa veramente design? Si tratta di una disciplina decisamente recente, nata sull’onda dell’industrializzazione e della fiducia incondizionata nella tecnica che ha pervaso il mondo occidentale dalla seconda metà dell’ ‘800. Nasce come tentativo di risposta ad una serie di interrogativi e di spazi vuoti che inevitabilmente il progresso e l’avanzare della modernità sottoponevano alla società di allora e si colloca da subito al centro di un dibattito sulla sua natura. La necessità di preservare la bellezza, in contrapposizione alla bruttezza che la tecnica nuda produceva, fece sì che sin dalla sua nascita il design si confondesse con l’artigianato o che venisse inteso come prolungamento della progettazione architettonica, o, ancora, come strategia produttiva e commerciale che distinguesse l’oggetto al di là delle sue prestazioni. E’ solo a partire dalla seconda metà del XX secolo che il design si definisce come una vera e propria disciplina autonoma, ma della quale rimangono comunque ancora oggi incerti i confini. Qual è la vera sostanza teorica del design? Ovvero: che cosa diciamo veramente quando diciamo design? A seconda dei casi ci si può riferire al disegno industriale o alla progettazione formale dell’oggetto d’uso, ad una strategia di problem solving o ad un momento di innesto artistico sulla tecnica. Il design mantiene una natura assolutamente multiforme, si determina e si spiega rispetto a elementi molto variegati: dall’economia alla tecnica, da considerazioni sociali, semiologiche, antropologiche fino alla frontiera dell’arte. Rimane cruciale, a questo proposito, il rapporto tra arte e tecnica e il design ne è il punto di incontro e di scissione.
Appare evidente, quindi, per chi di design si occupa direttamente o indirettamente, la necessità di comprendere profondamente l’oggetto stesso del suo lavoro, per poterne fare uso in modo consapevole, appropriato e creativo. “Il progetto della bellezza. Il design fra arte e tecnica, 1851-2001” di M. Vitta ( Einaudi) può essere una guida valida per appropriarsi un po’ di più del senso e del significato del design. Il punto di vista privilegiato nel libro è il riferimento alla storia collettiva, alla dimensione culturale, storica e sociale che ha fatto da sfondo all’evoluzione di questa disciplina così controversa, evidenziando relazioni trasversali e pluridirezionali tra tutti gli aspetti che lo condizionano e lo spiegano. L’impostazione del testo rifiuta infatti la forma di catalogo di oggetti enucleati dal loro contesto produttivo d’uso e progettuale, così come non presenta un excursus di designer, con l’inevitabile conseguenza di tralasciare le relazioni e le influenze reciproche e con l’ambiente. L’analisi parte dalla Great Exhibition come momento inaugurale dell’era moderna e si snoda poi in un percorso che tocca il movimento Arts and Crafts, il Liberty, il caso del Bauhaus, il ruolo delle due guerre mondiali e approda infine alle problematiche poste da postmoderno e globalizzazione. Il libro di Vitta si pone quindi l’obiettivo non di trovare una soluzione, ma di definire il problema complesso, dinamico e irrisolto sulla natura del design, cercando di comprenderne motivazioni e dinamiche profonde, con la consapevolezza che solo possedendo veramente il senso di una cosa se ne può fare l’uso più appropriato e che spesso il senso passa inevitabilmente per la storia.