E' questa un'esigenza nata negli ultimi decenni, testimoni di cambiamenti legislativi, economici, sociali e demografici nella misura in cui la numerosità delle persone appartenenti alle suddette categorie è aumentata in modo significativo.
Presso The Centre for Universal Design, Notrh Carolina University, un gruppo di architetti, product designers ed ingegneri, ha elaborato una serie di
principi che dovrebbero guidare questo tipo di progettazione.
Il designer deve innanzitutto adottare una
"prospettiva equa", evitando di escludere qualsiasi tipo di utilizzatore e cercando di fornire un design piacevole e sicuro per chiunque.
Si tratta poi di puntare alla
flessibilità dell'uso, prevedendo, per lo stesso oggetto, diversi modi utilizzo, l'accessibilità anche da parte di coloro che utilizzano la mano sinistra, e una maggior precisione.
Semplicità e
intuitività , devono essere le ulteriori caratteristiche dell'Universal Design, perchè questo tipo di design deve essere facilmente comprensibile da chiunque, indipendentemente dalle esperienze, conscenze, abilità linguistiche o capacità di concentrazione, della persona: illustrare le istruzioni di assemblaggio solamente tramite dei disegni o far risaltare sull'oggetto stesso, le informazioni essenziali, con l'attenzione ai possibili "apparecchi" che possono essere impiegati da persone che soffrano di problemi di percezione. Considerazioni queste, con una valenza ancora maggiore per quanto riguarda la messa in evidenza dei pericoli e delle conseguenze che possono derivare da azioni accidentali o non intenzionali.
Così come il
livello di sforzo intellettuale richiesto dal prodotto, anche quello fisico deve essere
ridotto al minimo: permettere al corpo di restare in una posizione naturale, eliminare per quanto possibile le azioni da ripetere, ricercare combinazioni di forze più efficaci, etc. Ciò che deve essere tenuto presente dall'inizio è che, in ogni caso, dovranno essere garantiti misure e spazi tali da permettere l'approccio al prodotto e l'uso, indipendentemente dalla misura, postura e mobilità del corpo, o dall'utilizzo di sedia a rotelle o dalla presenza di una persona che faccia assistenza.
Proprio in quest'ottica è stata realizzata, dall'architetto Jane Langmuir, la prima
cucina "a misura di handicap", dotata di ripiani di diverse altezze e spazi che, oltre a permettere un'agevole movimento a chi si trova su una sedia a rotelle, ottimizzano il numero e la sequenza delle attività necessarie alla preparazione dei pasti.
Nonostante sia indubbia l'utilità di questo tipo di ricerca e di soluzioni, c'è da dire che l'idea del Design Universale incontra notevoli
resistenze. In effetti questo è comprensibile se si pensa al fatto che l'idea stessa nasce per risolvere o semplificare i problemi di chi si trova in particolari condizioni, dovute o alla diminuzione di alcune capacità fisiche, o semplicemente all'invecchiamento. Spesso non è "facile" neppure per i diretti interessati riconoscersi potenziali "clienti".
Altro aspetto che attualmente intralcia lo sviluppo di questo tipo di design, è che è possibile imbattersi in soluzioni talmente diverse dalla consuetudine, che può diventare un problema anche l'approvvigionamento di alcuni elementi (come per esempio il caso della cucina, in cui, il fatto di prevedere ripiani con altezze diverse da quelle standard, ha reso necessaria un personalizzazione dei componenti da parte dell'azienda fornitrice degli stessi).
Ad ogni modo, il dato è quello di un numero in crescita, di persone che, o per malattie come la sclerosi multipla, o per motivi di anzianità, o ancora a seguito di incidenti, si trovano a dover utilizzare la sedia a rotelle. L'Universal Design, oltre ad essere un
dovere etico-sociale, si risolve in una grossa opportunità sia per il mercato legato alle abitazioni private, che per quello degli esercizi pubblici.
The Center for Universal Design
Universal Design
Metropolis Magazine