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Anche i robot diventano grandi...

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Da: Emanuela  il: Ven 25 Marzo, 2005 [07:07 UTC]  

Da secoli tentiamo di imitare l'atto divino della creazione, la storia é piena di tentativi goffi e curiosi che tentano di dare origine ad una creatura simile all'uomo nel suo complesso.

Dario Floreano, professore dell'Autonomous System Lab dell'Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna, è uno dei pochi ricercatori al mondo che si occupa di Robotica evolutiva, una scienza che mette insieme gli sforzi di ingegneri, biologici e cognitivisti al fine di creare forme di vita artificiali intelligenti; settore di studi considerato da molti quasi fantascientifico. Insieme alla sua équipe di collaboratori, sta lavorando a un progetto molto ambizioso: creare una nuova specie di macchine 'viventi' , un ulteriore tentativo che dissolve il confine sempre più tenue tra robotica e biologia.
Dario Floreano: “quando si parla di sistemi biologici, ci si riferisce a sistemi che, cambiando nel tempo, diventano sempre più abili nell'interagire con il mondo esterno. Per ottenere dei robot di questo tipo esistono solo due modi: ispirarsi alla biologia, copiando fedelmente i sistemi degli esseri viventi, come gli animali per esempio, oppure lasciare che i robot si evolvano e si organizzino da soli, esattamente come è accaduto dalla notte dei tempi per qualunque altra forma di vita sulla Terra".

Concretamente il progetto prevede diversi gradi di sviluppo; il primo stadio consiste nell’installazione di un Dna artificiale (codice che racchiude la descrizione dell'organismo robotico) e un di sistema di controllo neurale anch'esso artificiale al robot; il secondo prevede il collegamento di alcuni dei neuroni a dei sensori, ed infine quest’ultimi vengono collegati ad una fonte energetica. Il robot a questo punto sarà in grado di muoversi e di reagire alle informazioni che riceve dai sensori con il risultato che i suoi neuroni e il suo Dna artificiali, cominceranno ad evolversi.
È fondamentale sottolineare che solo la presenza di determinate circostanze rende fattibile l’evoluzione; infatti è necessario avere una popolazione di robot, ciascuno dotato di un Dna differente, in quanto solo in un gruppo si ha evoluzione e sopravvivenza della “specie”.
Dario Floreano: “Di solito io cerco d'imporre dei criteri molto vari: i robot che per esempio urtano meno gli ostacoli, a mio giudizio hanno più probabilità di riprodurre i propri geni e di 'accoppiarsi' col Dna di un altro robot e riprodursi.”

Lo scopo finale del progetto consiste nella continua riproduzione ed evoluzione dei robot che porterà negli anni allo sviluppo di forme e funzioni completamente differenti.
Possiamo concludere sostenendo che la fallacia della robotica evolutiva coinvolge unicamente la sfera emozionale. Infatti queste macchine, al contrario dei classici prodotti tecnologici, hanno dei comportamenti per cui non sempre si conoscono le cause e per questo sorprendenti. A questo si aggiunge la nostra tendenza ad attribuire un senso a tutto quello che non si comprende che porta all’inevitabile umanizzazione dei robot.

I robot potranno in un futuro essere avvolti dalla sfuggente entità che chiamiamo coscienza?

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