
Nella seconda metà degli anni Novanta, in pieno boom new-economy, l’allora ventenne neo-diplomato Ito Morabito, originario di Torre del Greco vicino a Napoli, si divertiva a ‘smanettare’ con il proprio computer producendo immagini raffiguranti prodotti immaginari da lui ideati fingendo che gli fossero stati commissionati dalle più note griffe internazionali.
Fin qui non ci sarebbe niente di strano se non fosse per il fatto che Ito, incurante del comune buon senso, ha cominciato a pubblicare le sue idee sul proprio web site personale.
Tutto ciò, naturalmente, a rischio di querele e totalmente incurante delle leggi che regolano il copyright. Diciamolo: un tarocco in piena regola. I suoi bersagli? I marchi più noti. A cominciare da Luis Vuitton, Bic, Levi's e Visa.
Dopo la pubblicazione del suo primo progetto, appunto un'avveniristica borsa Louis Vuitton decisamente "oltre" per lo stile classico della maison parigina, Ito è stato subito contattato dai legali dell'azienda. Cosa era successo? Dopo che un giapponese si era presentato in un negozio chiedendo proprio la borsa "taroccata" di Ito, i design di LVMH avevano chiesto vendetta. Troppo tardi. Il danno era fatto: grande pubblicità per Ito e entusiasmo collettivo da parte dei media. A quel punto il "contraffattore virtuale" si è trasferito da Marsiglia a Parigi, dove ha aperto un suo studio e ha registrato il proprio marchio, quasi avesse paura di venir a sua volta ‘piratato’. E molte aziende, invece che fargli causa, hanno cominciato a commissionargli dei progetti veri e propri. Per Cappellini, ad esempio, ha curato le campagne pubblicitarie, la copertina di un cd di lunge music ed ha addirittura disegnato una poltrona.
Ha realizzato diversi packaging e pubblicità, ad esempio una bottiglia in alluminio per la birra Heineken (che sta spopolando nei bar più cool) ed una in plastica per l'acqua Evian, ma anche prodotti per Cartier, Alfa Romeo, Artemide, Kenzo Apple, Gucci, Levi’s, Microsoft, Nike e Swatch (per cui ha prodotto un notevole orologio di nome Montre), tanto per citarne alcuni.
Ora-Ito si occupa anche di allestimenti come il “Rendez-vous Toyota”, nuovo showroom della casa automobilistica giapponese Toyota, a Parigi, al numero 79 degli Champs Elysées, la più grande applicazione architettonica in Corian® mai realizzata sinora. Il colore di Corian® denominato Glacier White ("Bianco Ghiaccio") è stato scelto da Ora-Ito per conferire agli spazi dello showroom una sensazione di “incorporeità”.
Assolutamente "pazzo" di Corian® (sue testuali parole), Ora-Ito ha già utilizzato questo materiale di DuPont
? per l’interior design del club "Le Cab" a Parigi e per il suo effimero "Ora-Ito Museum" installazione proposta durante l’edizione 2005 della Milano Design Week presso il Centre Cultural Francais di Milano.
Il “Rendez-vous Toyota” è l'esatta riproduzione del progetto 3D di Ora-Ito, mostrato alla stampa all'inizio di settembre 2005, ma in termini di risultati è da considerarsi davvero un "numero uno". l progetto di Ora-Ito è risultato assolutamente in linea con gli stessi valori di Toyota: innovazione, qualità superiore e tecnologia. Tutto ciò ha comunque rappresentato una sfida importante: trasformare in uno spazio reale l'immagine virtuale creata dal designer.
Di colpo Ora-Ito (questo il nickname dal sapore orientale con cui aveva deciso di apparire che sta invece per Pasqual- Ito Morabito) è diventato il “genio” o il “fenomeno”, come è stato definito, del design internazionale.
Per lui hanno coniato il termine “design-hacker” e qualcuno l’ha addirittura etichettato “il grande pirata dei nostri tempi”. Prestigiosi magazine di design e riviste patinate di moda gli hanno dedicato pagine su pagine, celebrandolo come l’astro nascente del nuovo design made in france (e non in japan, come voleva farci credere).
Insomma, la contraffazione non è più così grave, almeno per Ora-Ito che nel frattempo è diventato famoso.
Ora-Ito è diventato quindi l'apripista e il modello di tutti i (temuti e disprezzati) design-hacker nel mondo, tale fenomeno è dimostrato da un sito (http://www.dvara.net/HK/) che raccoglie i siti di tutti questi giovani intenti a creare, incuranti delle leggi!
Il loro credo si basa sulla filosofia open surce e in particolare sulle creative commons (http://www.hackerart.org/), professando che il diritto d'autore limita il sapere, il plagio digitale invece lo favorisce incrementando la circolazione delle idee.
http://www.ora-ito.com/