Durante i giochi di Atene appena conclusi non sono stati battuti molti record, anche se gli esperti sostengono che il livello tecnico medio non è mai stato così elevato. Di certo è stato ampiamente battuto il record della tecnologia al servizio dello sport.
Lo stesso era accaduto quattro anni prima a Sidney e avviene ad ogni manifestazione sportiva di alto livello: evoluzione tecnica, sviluppo della preparazione atletica, miglioramento degli allenamenti e rivoluzione dei materiali ampliano il divario tra i campioni di ieri e quelli di oggi.
A disposizione dei campioni oggi ci sono bilancieri collegati al computer per misurare in watt la potenza sviluppata dai muscoli, tapis roulant su cui correre con sensori collegati in ogni dove e con mascherine per l'ossigeno in modo da registrare tutti i parametri fisiologici, telecamere e sensori che registrano anche i movimenti più fulminei, permettendo agli atleti di correggere la propria tecnica.
Sono circa 370 gli atleti italiani che hanno partecipato alle Olimpiadi di Atene. Specialisti di 35 sport che si sono allenati per disputare nella migliore condizione fisica e psicologica le qasi 400 gare in programma e che hanno trovato nella scienza un valido alleato per raggiungere il top della forma nel momento più importante grazie l'attento studio di due strutture scientifiche all'avvanguardia nel mondo. Sono l'Istituto di Medicina Sportiva e l'Istituto di Scienze dello Sport del Coni, il Comitato Nazionale Olimpico.
Insieme i due centri seguono quasi tutti i migliori altleti italiani con l'ausilio di sofisticate tecnologie che permettono di tenere sotto stretto e continuo controllo la salute dei campioni attraverso verifiche mediche, test ed esami.
La Nike, sponsor della nazionale americana alle Olimpiadi, ha varato nel 2002 l'Oregon project. La nota marca di prodotti per lo sport ha raccolto i migliori maratoneti statunitensi in un laboratorio nascosto tra i boschi e li ha posti sotto la guida dell'ultimo eroe del fondo americano, Alberto Salazar, un maratoneta in auge negli anni '80.
Per mesi e mesi, nascosti e protetti come 007, gli atleti si sono allenati a livello del mare, tra i boschi dell´Oregon, vivendo però in una casa pressurizzata, sorvegliati da una miriade di sensori.
Benjamin Levine e James Stray-Gundersen, due fisiologi dell'università del Texas, hanno dimostrato che dormire in alta montagna e allenarsi al livello del mare garantisce prestazioni cinque volte superiori alla norma. Vivere in alto e lavorare in basso offre il meglio dei due ambienti: il corpo ottimizza il poco ossigeno e si crea così una "macchina" per correre potenziata.
Ricerche e denaro sono inoltre investiti dalle aziende più importanti dello sport wear per portare alla vittoria i propri campioni attraverso l'utilizzo di materiali innovativi e performanti.
Alle Olimpiadi di Monaco del 1972 il nuotatore americano Mark Spitz entrò nella storia conquistando sette ori. Record finora ineguagliato. Ci ha provato - con poco successo - Michael Phelps, astro nascente del nuoto mondiale che per tentare l'inpresa ha potuto contare sull'aiuto di un costume integrale speciale ideato dalla Speedo la cui superficie è stata studiata al computer per imitare la pelle degli squali.
Il costume è un'evoluzione del precedente, adottato a Sidney: è ricoperto da minuscole V che canalizzano l'acqua e ne accelerano il deflusso, riducendo l'attrito. Come i dentelli dermici della pelle dello squalo, la cui forma, squamosità e trama determina il flusso variabile dell'acqua sulla superficie del corpo, anche il costume ha tessuti diversi per le diverse parti del corpo, in grado di ottimizzare il flusso dell'acqua sul corpo dell'atleta.
Sullo stesso principio è basato il costume realizzato dai tedeschi dell'Adidas che ha aiutato Ian Thorpe a battere Michael Phelps nei 200m stile libero. La tuta è stata costruita su misura per l'atleta ed è stata realizzata in modo da comprimere le fasce muscolari dei nuotatori per dare maggiore costanza al rendimento durante la gara. Fasciare i muscoli, infatti, non servirebbe a dare maggiore velocità, ma ad evitare la dispersione dell'energia.
Una tuta simile, altrettanto affusolata e aerodinamica, è stata utilizzata dai velocisti dell'atletica leggera.Abbandonati calzoncini e canotta già da tempo, gli sprinter indossano tute attillate e aerodinamiche per fendere l'aria. Quelle di ultima generazione fasciano i muscoli addominali e della parte bassa della coscia. Chi le indossa è portato naturalmente a sollevare la schiena. Utile in fase di partenza per ritrovare in pochi istanti la posizione eretta per sfruttare al massimo la spinta delle gambe.
Nike, per i maratoneti che hanno dovuto combattere con il caldo torrido greco, ha ideato una giacca da indossare fino a pochi minuti prima della partenza che rallenta del 19 per cento il riscaldamento del corpo, il segreto sono delle tasche piene di ghiaccio. Adidas ha risposto realizzando una maglietta con fili sottilissimi ricoperti d'argento e dalla struttura tridimensionale, promettendo a chi le indossa maggiore ventilazione e traspirazione della pelle e perfetto cntrollo dell'umidità.
La squadra olimpica cinese invece ha adottato delle tute che contengono nella parte interna uno speciale gel refrigerante in grado di mantenere la temperatura del corpo costante per quasi un'ora.
Adidas inoltre, utilizzando le ricerche siluppate per i professionisti, ha messo a disposizione agli atleti della "domenica" la possibilità di avere scarpe su misura ad elevato livello tecnologico.
Una postazione high-tech formata da una pedana-scanner collegata ad un computer analizza il piede del soggetto: correndo sul tappeto i sensori rilevano le misure del piede e, soprattutto, l'esatta distribuzione del peso sulle piante e sul tallone durante la fase di appoggio al suolo del piede.
I dati raccolti vengono elaborati dal computer e il modello che si adatta meglio alla conformazione del piede compare sul monitor, in 3D.Una volta realizzata la struttura della scarpa, è possibile personalizzarla. La scelta spazia dal colore al mix di materiali, agli elementi grafici, ma è possibile anche inserire monogrammi, soprannomi, indirizzo e-mail o scritte a piacere. La scarpa finita viene consegnata dopo circa due settimane ed il costo è superiore del 50% rispetto a quello del modello "non personalizzato".
Il progetto è partito con le scarpe da calcio, ma presto si estenderà ai modelli running e poi alle altre linee di calzature.
La competizione sportiva ad alto livello interessa quindi da vicino le grandi aziende di prodotti sportivi, non solo perchè le vede protagoniste come sponsor, ma anche in quanto offre nuovi stimoli per la ricerca e sviluppo di materiali e soluzioni tecnologicamente avanzate che in forme diverse si riverseranno sul mercato finale del consuamtore non professionista. Non solo, partecipare attivamente con il prorpio brand ad eventi così importanti e di notevole carica simbolica come i Giochi Olimpici contribuisce ad arricchire il proprio marchio di senso e significati particolari. Quello che si nota, però, è che sembra che solo le grandi aziende (Nike, Adidas...) approfittino pienamente di queste occasioni per dare visibilità e prestigio all?azienda.
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