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Muji. E il design diventa accessibile.

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Da: barbara  il: Dom 03 Ottobre, 2004 [08:12 UTC]  

Oggetto di design è sinonimo di oggetto di lusso e quindi costoso?
Per i più questa sembra essere la regola, ma alcune realtà ormai affermate, come il marchio – non marchio giapponese Muji, mettono in discussione questo binomio.

Oggetto di design è sinonimo di oggetto di lusso e quindi costoso?
Per i più questa sembra essere la regola, ma alcune realtà ormai affermate, come il marchio – non marchio giapponese Muji, mettono in discussione questo binomio.

Fin dalle origini, nel 1978, l’azienda giapponese Muji decide infatti di proporre svariati oggetti – dalla cancelleria alle biciclette, passando per gli oggetti d’arredamento, gli accessori da viaggio, le borse e l’abbigliamento ed i prodotti per la bellezza – aventi come denominatore comune la stessa filosofia progettuale: proporre oggetti di uso quotidiano di buona qualità, con forti connotazioni di design, a prezzi accessibili.

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Il nome originario dell’azienda, Mujirushi Ryohin poi ridotto a Muji per semplicità, si può infatti tradurre in “no label quality goods” ed esprime compiutamente la filosofia del progettare prodotti di qualità, sebbene non visibilmente marchiati con il logo dell’azienda ovvero accompagnati dalla firma dei famosi designer che li hanno creati (per l’Italia ad esempio Enzo Mari).

Gli oggetti Muji sono sì rigorosamente senza un logo visibile, ma il loro design è distintivo e l’identità di marca risulta essere ben definita.
In piena sintonia con la cultura giapponese, lo stile è essenziale; si ricerca la semplicità, il minimalismo, l’”anonimato” attraverso oggetti lineari e dai colori neutri.

Tutti i prodotti si caratterizzano poi per la ricerca di funzionalità, e vengono creati per uno specifico uso da parte del consumatore. Non si trovano nelle collezioni oggetti “inutilizzabili”, non finalizzati ad un uso e a specifiche esigenze del consumatore.

Semplicità, funzionalità, flessibilità. Ciò permette al consumatore di scegliere ciò che effettivamente vuole ed è utile per lui, senza inutili “aggiunte” di componenti che possono rappresentare semplicemente uno spreco in quanto non utilizzate o di scarsa rilevanza per il consumatore.

La ricerca di semplicità, però, non è semplice: presuppone attenzione al progetto, alla sperimentazione nel campo dei materiali, al contenimento dei costi lungo le fasi del processo produttivo, fino all’imballaggio ed agli allestimenti espositivi nei punti vendita; ed esprime la sensibilità rispetto al tema dell’ambiente.

Particolare attenzione è riservata alla ricerca di un uso innovativo di materiali naturali e di qualità. Così un contenitore, anziché essere in alluminio o in plastica, lo si può trovare in carta riciclata e questa soluzione, oltre che avere un costo minore, è durevole, ecologica, innovativa. L’abbigliamento Muji è confortevole e disponibile in colori naturali; gli oggetti per il bagno sono semplici e funzionali…

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L'attenzione all’ambiente è presente in ogni fase della lavorazione ed i prodotti che rimangono invenduti vengono riproposti o riciclati per produrre altre collezioni la stagione successiva, al fine di ridurre gli sprechi.

Il processo produttivo deve essere efficiente, al fine di eliminare gli sprechi, le difettosità e di conseguenza ridurre i costi.

Nell’imballaggio dei vari prodotti viene utilizzato un cellophane chiaro, con applicata una semplice etichetta a scopo informativo sul prodotto, abbattendo in questo modo i costi del packaging design.

Alla fine si offre solo prodotti che consumatori effettivamente vogliono, e che potranno aggiornare e personalizzare solo facoltativamente.

Grazie a questa filosofia peculiare, l’azienda giapponese si è sviluppata negli anni: se nel 1978 i prodotti erano originariamente commercializzati solo all’interno dei grandi magazzini Seiyu di Tokyo, nel 1983 si vede la creazione del primo punto vendita Mujirushi Ryohin a Aoyama, quartiere alla moda di Tokyo e solo una decina di anni più tardi Muji è presente con una cinquantina di punti vendita in tutta Europa, ai quali affianca le vendite su internet.

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La scelta di Muji di comunicare la propria filosofia incentrata sulla semplicità attraverso oggetti dal buon contenuto di design ma a prezzi accessibili, senza inutili arricchimenti che pongono in secondo piano la funzione primaria dell’oggetto, sembra essere piuttosto controcorrente considerando gli ingenti sforzi di comunicazione che i più famosi produttori di oggetti ad alto contenuto di design decidono di attuare.

Non possiamo però dire che l’identità di marca di Muji non sia ben definita: con questa strategia di “rifiuto” dei più usati strumenti di comunicazione del brand come la visibilità del logo o gli investimenti nel packaging design, si è andata comunque a definire, in modo speculare, una precisa caratterizzazione della marca Muji.
La marca Muji si esprime attraverso i prodotti, dal design facilmente identificabile dagli utilizzatori anche in assenza di un logo, e sui quali ogni consumatore può costruire un proprio universo di significati.

L’esperienza di Muji è sicuramente interessante, in quanto fonte di discussione sugli elementi da considerare nella valutazione di un progetto e, in particolare, sui modi con cui questo può essere comunicare agli utenti finali.
L’idea che un oggetto dal forte contenuto di design per attrarre consumatori debba necessariamente essere associato ad un’idea di lusso, spesso economicamente inaccessibile ai più, è qui messa in discussione alla radice e sembra rappresentare l’elemento vincente di quella che abbiamo descritto coma la filosofia Muji.

Potremmo azzardare che in questo modo si assiste ad una “democratizzazione del design”?
Il dibattito è aperto!

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