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Inchiesta: i tessuti intelligenti

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Da: fra  il: Ven 21 Gennaio, 2005 [02:43 UTC]  

Nel nostro indagare il mondo del design di questi mesi abbiamo raccolto news, tendenze e curiosità su moltissimi argomenti e con il tempo abbiamo considerato la possibilità di raggruppare alcuni articoli che vi abbiamo proposto sotto una serie di inchieste. L'obiettivo è quello di raccogliere le idee e magari trarre delle conclusioni per comprendere le tendenze in atto, i loro effettivi potenziali evolutivi e stimolare una discussione attorno ai temi in questione. Abbiamo quindi pensato di articolare questi nuovi spazi in tre sezioni diverse: una parte che raggruppa i link agli articoli già pubblicati nel nostro sito (che verrà alimentata man mano, anche sulla base delle vostre segnalazioni), una seconda sezione di conclusioni “aperte”, in cui cerchiamo di tirare le fila e interpretare le diverse informazioni che ci sono capitate tra le mani; infine la parte forse più importante, dedicata alla discussione con voi, che potrà confermare le nostre conclusioni o stravolgerle completamente. Perché diverse sono le domande che si possono aprire e altrettante le direzioni che le relative risposte possono prendere e lo scambio di punti di vista, si sa, è il modo migliore per far nascere nuove idee.


Spulciando tra le tante notizie sul design abbiamo notato un certo dinamismo innovativo nel campo dei tessuti e delle membrane che sembra andare nella direzione dell'integrazione della tecnologia nei tessuti. Non si tratta di un semplice affiancamento di tecnologia e tessuti, quanto di un ripensamento complessivo di questi ultimi nel tentativo di ampliarne le classiche funzioni, ma senza cambiarne l'aspetto e le classiche proprietà fisiche di morbidezza, elasticità, lavabilità, possibilità di essere cucito facilmente, ridottissimo spessore...
In particolare ecco alcuni dei punti principali che emergono dagli articoliche abbiamo raggruppato e a cui potrete accedere dalla sezione link:

  • La Eleksen (www.eleksen.com) ha sviluppato un tessuto che integra uno strato intermedio di sensori capaci di percepire stimoli tattili che consentono svariate applicazioni:
    • Nel settore dell'arredamento, con elementi collegati agli impianti domestici (ad esempio un tappeto che consente di accendere la luce camminandoci sopra)
    • Nel settore dell'abbigliamento, in particolare quello sportivo
    • Nel campo dell'informatica, ad esempio con tastiere morbide e ripiegabili
    • Nell'industria dei giocattoli per bambini, dai quali si possono eliminare i comandi duri e visibili
    • Nella sanità
    • Nei trasporti
  • La IFM (International Fashion Machine) ha brevettato Electric Plaid, un innovativo tessuto capace, sotto il controllo di un computer, di cambiare colore. Le applicazioni principali riguardano chiaramente il settore dell'arredamento, ma si estendono all'abbigliamento, all'industria militare, nonché al mondo dell'arte. Non solo, il tessuto può essere abbinato ad altri dispositivi che permettono di agire ad esempio sull'impianto elettrico di casa, rendendo Electric Plaid fortemente interattivo. (www.ifmachines.com)
  • Ferrari ha sviluppato una nuova membrana chiamata FluotopT2? che consente protezione contro lo sporco e l'invecchiamento artificiale. Non solo, permette di migliorare la qualità di trasmissione della luce, offrendo l'opportunità di sviluppare una illuminazione naturale degli spazi interni e una illimitata possibilità di disegno ai progettisti.
    (www.ferrari-textiles.com)
  • Una serie di tessuti altamente performanti sono inoltre in fase di sperimentazione in diversi istituti di ricerca di tutto il mondo:
    • all'Istituto San Raffaele di Milano si sta studiando una tuta capace di monitorare in tempo reale e a distanzai valori corporei come la temperatura, la pressione del sangue e la frequenza cardiaca;
    • il CNR di Pozzuoli (NA), si sta concentrando su nuovi tessuti hi-tech capaci di neutralizzare i batteri presenti sulla pelle responsabili di sudore e cattivi odori;
    • al Politecnico di Hong Kong è in via di sviluppo un tessuto che non solo non ha bisogno di essere stirato ma addirittura non deve nemmeno essere lavato, dal momento che si autopulisce.

Non si tratta di sperimentazioni che cadono nel nulla, ma di innovazioni realmente applicate su prodotti che cominciano a fare la loro comparsa sul mercato. Uno su tutti, la SMARTSHIRT (costo 175 dollari), la nuova maglietta intelligente per gli sportivi composta da fibre ottiche ed elettriche che registrano costantemente valori fisici poi trasferiti al computer per essere monitorati e analizzati.

 

Approfondimenti


Inoltre vi segnaliamo il sito della Matech, banca dati di materiali classificati secondo criteri particolarmente utili in quanto non prettamente tecnici, ma ad esempio focalizzati sulle caratteristiche del materiale in questione.

Vi ricordiamo infine che all'interno del nostro sito esiste una pagina dedicata al mondo dei materiali, ricca di link a siti specifici di diverse parti del mondo.


Dai tessuti intelligenti al design interattivo

Pare che la natura stessa del tessuto sia ultimamente messa in discussione: non è più solo rivestimento, involucro o decorazione, ma contenitore/dispensatore di funzioni anche piuttosto complesse, oggetto interattivo, supporto per l'azione. La ricerca sembra puntare sull'integrazione della tecnologia nel tessuto, facendola scomparire alla vista e inglobandola nella membrana stessa, come nel caso della giacca da sci con dispositivi di comunicazione incorporati nel collo o di Smartshirt, realizzata con tessuto capace di monitorare frequenza cardiaca e respiratoria dell'atleta, temperatura corporea , calorie bruciate…tutti dati che in precedenza si rendevano disponibili solo attraverso un sistema complesso di rilevatori e che invece adesso sono integrati, molto semplici da ottenere e facilmente trasmissibili per poi essere elaborati.
Ma le innovazioni che si affacciano sul mercato dischiudono anche numerose potenzialità per nuove funzioni, come il monitoraggio dello stato di salute di un paziente a distanza, l'introduzione di tessuti resistentiallo sporco o addirittura autopulenti.

La tecnologia quindi si nasconde e le interfacce diventano più intuitive, perché l'interattività tra l'uomo e gli oggetti muta, si fa più intensa ed immediata: i nuovi tessuti diventano sensibili, quasi si dotano di capacità sensoriali, divenendo ricettivi alla pressione, al calore, ma anche ai suoni. Ecco che un tappeto può servire per accendere la luce e che i normali interruttori possono essere rimpiazzati da dispositivi per attivare i quali è sufficiente sfiorare la superficie e non più premere un pulsante. Ecco che una parete si può illuminare al nostro passaggio o che una carta da parati non solo può cambiare aspetto nel tempo, ma si può anche trasformare nel monitor di un computer. Tutto questo ha un nome, si chiama design interattivo ed è considerato da alcuni esperti di marketing la frontiera futura della personalizzazione del prodotto: non più solamente la varietà di scelta, la particolarità dell'oggetto resa disponibile dall'azienda, ma la possibilità - e la necessità - per le persone di agire su oggetti appositamente studiati per lasciare al consumatore la possibilità di adattare l'oggetto ai suoi gusti e alle sue necessità. Questo significa dare spazio e valore a chi utilizza l'oggetto, lasciargli un posto, decisivo, nella fase di progettazione e permettergli, in questo modo, di esprimere se stesso attraverso l'interazione con un oggetto. Dal personal design al design interattivo. E' evidente che nessuna versione personalizzata di un prodotto, comunque standard perché previsto in una rosa di opzioni possibili, può contenere la stessa carica emotiva di un oggetto che il consumatore contribuisce a creare e a far funzionare.

Certo gli entusiasmi di fronte alle innovazioni possono essere eccessivi e gli effettivi risvolti molto meno entusiasmanti di quanto potesse sembrare all'inizio, quando l'innovazione è nata. L'innovazione può affascinare, ma è necessario chiedersi quale possa esserne davvero l'utilità, reale e soprattutto percepita, da chi utilizza gli oggetti. E' necessario chiedersi quale sia il valore economico e d'uso dell'innovazione, oltre alla sua portata tecnologica e interrogarsi sulla facilità di utilizzo e sulla tipologia di persone che dell'innovazione possono beneficiare. Non sono rari i casi di oggetti estremamente all'avanguardia e con numerosissime funzioni, ma troppo complessi per essere davvero utilizzati quotidianamente, come avviene ad esempio per certi telefonini di ultima generazione. Quante funzioni utilizziamo davvero di quelle che abbiamo a disposizione? Gli stessi interrogativi possono essere validi per i tessuti di nuova generazione: possono davvero essere utili a qualcuno o si tratta di idee affascinanti ma senza seguito? E se una vera utilità ci può essere, come sfruttarla nel proprio lavoro?
Aspettiamo da voi delle risposte con i vostri commenti (ma anche delle altre domande vanno benissimo!)



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