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Ancora in primo piano: Recensione: The Art of Innovation

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Da: giada  il: Ven 12 Agosto, 2005 [13:26 UTC]  

IDEO nasce a Palo Alto, nella Silicon Valley, nel 1978. Il fondatore è l’ingeniere David Kelley, colui che, assieme al fratello Tom, ed a quattro suoi amici, dà vita a quella che diventerà l’azienda leader mondiale nel design e nello sviluppo prodotti, come ad esempio il mouse per la Apple, la fotocamera istantanea I-Zone per la Polaroid, il palmare…
“The Art of Innovation” è il libro in cui questo straordinario successo viene raccontato ed il messaggio è forte: la creatività e l’innovazione non appartengono esclusivamente al mondo delle nuove tecnologie o dell’arte in senso stretto, tanto meno sono qualità ed attitudini riservate a pochi eletti. Creare ed innovare rappresentano uno stato mentale accessibile a tutti ed una metodologia di lavoro che può essere trasferita nei contesti e nei business più diversi.

IDEO nasce a Palo Alto, nella Silicon Valley, nel 1978. Il fondatore è l’ingeniere David Kelley, colui che, assieme al fratello Tom, ed a quattro suoi amici, dà vita a quella che diventerà l’azienda leader mondiale nel design e nello sviluppo prodotti, come ad esempio il mouse per la Apple, la fotocamera istantanea I-Zone per la Polaroid, il palmare…
“The Art of Innovation” è il libro in cui questo straordinario successo viene raccontato ed il messaggio è forte: la creatività e l’innovazione non appartengono esclusivamente al mondo delle nuove tecnologie o dell’arte in senso stretto, tanto meno sono qualità ed attitudini riservate a pochi eletti. Creare ed innovare rappresentano uno stato mentale accessibile a tutti ed una metodologia di lavoro che può essere trasferita nei contesti e nei business più diversi.
Ripercorrendo la storia dell’impresa, si delineano gli elementi chiave che caratterizzano questo approccio. Innanzitutto viene sottolineata la necessità di un cambiamento nel modo di osservare i clienti. Trarre spunto per l’innovazione dall’osservare i clienti non significa infatti fare ricerche di marketing, volte a testare se il prodotto soddisfi o meno il bisogno per il quale è stato pensato, ma avere uno sguardo critico su come esso venga utilizzato per scopi ed in contesti diversi. Alla IDEO i prodotti vengono pensati in termini di “verbo”, non di “nome”, per riuscire a catturare il dinamismo che oggi caratterizza e definisce tutte le esperienze di consumo: “camminare” quindi e non la “scarpa”. Osservare in questo modo significa far emergere problematiche non ancora risolte e quindi l’opportunità di trovarvi soluzioni innovative.
Viene inoltre posta una particolare enfasi sulla pratica del brainstorming che per Kelley deve diventare una skill aziendale, in quanto stile di problem solving, che attraverso la collaborazione permette di pensare a soluzioni innovative e creative. Ma cosa s’intende per brainstorming? È un “processo fortemente orientato al gruppo”, nel quale la libera espressione organizzata in modo NON gerarchico è la chiave per risolvere qualunque tipo di problema. Ecco che viene sfatato il “mito del genio solitario”: è il gruppo la ricetta per sviluppare un ambiente ed un’atmosfera favorevole alla realizzazione di progetti ed obiettivi, qualunque essi siano. Se ben strutturato, valorizzando le diversità ed il merito anziché la posizione, permette un’efficace comunicazione fra differenti competenze, esperienze, conoscenze e punti di vista; il senso di identità che il gruppo crea, riesce inoltre ad “amplificare” le energie che ogni suo elemento dedica al lavoro, migliorando quindi le performance in generale. L’ambiente di lavoro poi, aspetto spesso sottovalutato, viene invece considerato al pari di una “serra”, dove “umidità, luce, e i giusti nutrimenti” favoriscono la nascita e lo sviluppo delle buone idee…
Altra cosa che è necessario ripensare, è il concetto di prototipo, che non deve essere l’atto finale di un progetto ed il modellino del prodotto finito. Alla IDEO, prototipare vuol dire materializzare, nel senso più ampio possibile del termine, l’evoluzione, i progressi, i momenti che il progetto attraversa. Concretizzare le idee, in qualunque modo o forma, da un lato, permette il continuo monitoraggio della loro fattibilità, adeguatezza e potenzialità, dall’altro favorisce preziose intuizioni per risolvere, cosa più importante, gli eventuali problemi in tempo: in altre parole “build to learn”. Per un designer inoltre, non và sottovalutato che proporre un’idea in 3 dimensioni, può ridurre lo scetticismo di chi è chiamato a valutarla: vedere qualcosa di concreto, facilita l’accettazione e il cambiamento di mentalità nei confronti del “nuovo”.
Osservare, brainstorming, prototipare: il leggere, lo scrivere e il fare i conti dell’innovazione. Il successo della IDEO e la lunga serie di aneddoti ed esempi reali raccontati nel libro, lo dimostrano.

The art of innovation

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