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I giovani creativi del gioiello...Made in Veneto
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In un periodo un po' buio per il settore del gioiello, finora vero punto di forza del distretto del nord-est, è sicuramente confortante vedere degli esempi di un approccio fresco e nuovo a questa categoria di prodotto.Ci sono molti giovani designer che si cimentano nell'arte della progettazione del gioiello, sperimentando nuove forme ed idee inedite. Ed i risultati che si ottengono spesso sono davvero interessanti. Due esempi? Mp3 Jewel di Alessandra Pasetti per Morellato e K-Boards di Marta Rampazzo e Nicola Genovese.
Un esempio davvero originale di come si possa concepire il gioiello contemporaneo ci viene fornito da Alessandra Pasetti che per Morellato & Sector ha realizzato il gioiello Mp3.
L'oggetto è proposto in tre diverse tipologie per accontentare sia il pubblico femminile, da sempre attento alla moda, ma anche quello maschile, che ultimamente si fa tentare sempre di più da oggetti di tendenza.
Il gioiello Mp3 è realizzato in acciaio lucido e adornato da splendenti cristalli Swarowski, tutti e tre i modelli sono dotati di un auricolare che si nasconde dietro al collo e hanno una capacità di un gigabite.
Questo progetto propone un modo del tutto inedito ed originale di indossare un auricolare che da oggetto puramente funzionale si trasforma in una vero e proprio gioiello.
In questo caso la giovane designer non dimentica la lezione della tradizione veneta, ma sviluppa un oggetto che si adatta perfettamente alle esigenze del contemporaneo.

E una buona dose di inventiva è l'ingrediente che sta alla base dei gioielli creati da Marta Rampazzo e Nicola Genovese, due giovani artisti padovani.
Dopo aver incontrato la “tecnologia d’epoca” caduta in disuso e conservata in una discarica tedesca, i due designer hanno pensato di riciclare le numerose e coloratissime tastiere per dare forma ad una collezione di accessori davvero insoliti: spille ed anelli dal design sofisticato e montati su acciaio anallergico.
Ma l’aspetto forse più interessante del progetto “K-Boards” non consiste solo nell'avere al dito un pezzo di storia telematica o di portare sulla maglia un ‘distintivo’ di una tecnologia che cambia: l'idea che anima il progetto è recuperare le storie legate alle tastiere, dare nuova vita a oggetti appartenuti ad altre persone e dimostrare che non tutto e’ divorato dal tempo che passa.














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