| Domo: design e artigianato in Sardegna | ![]() |
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A distanza di 12 anni dall’ultima edizione, si inaugura a Sassari la XIX Biennale dell’Artigianato sardo, promossa dalla Regione Sardegna con una formula innovativa: attraverso la creazione di 250 oggetti, 33 designer e 61 laboratori ripensano creativamente la produzione artigiana di una delle regioni più ricche di tradizione in questo campo.
Il titolo scelto per la mostra, Domo, rende omaggio all’epicentro simbolico della cultura della Sardegna: la casa. La casa è per i sardi domo, come per i latini: uno spazio che nella società tradizionale isolana era di estrema semplicità e povertà, ma al tempo stesso ricco di una sapienza estetica distillata nei secoli. Dal ricordo di questo spazio elementare scaturisce il progetto di una mostra che ne riproponga non le forme, ma la logica; che offra un filo conduttore alla lettura degli elaborati artigiani e li collochi in un contesto capace di farne risaltare bellezza e funzionalità. Domo non ricostruisce ma evoca la casa sarda, adattandola alle modalità abitative e alle tendenze visive di oggi. Domo è un’idea di Sardegna che si sposa a un’idea di contemporaneità: un modo di abitare caldo, confortevole, di un’eleganza fatta di storia, memoria, manualità.
Sul solco di una antica cultura materiale di straordinaria ricchezza, gli anni Cinquanta del Novecento vedevano nascere in Sardegna un nuovo artigianato , che rivisitava l’eredità del passato alla luce del gusto contemporaneo. Frutto dell’intervento di un gruppo di artisti capeggiati dallo scultore Eugenio Tavolara e riuniti sotto la sigla ISOLA (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), la produzione sarda veniva presentata al pubblico in una
serie di mostre biennali che, molto seguite dalla stampa internazionale, e sostenute con entusiasmo in Italia da Gio Ponti sulle pagine di Domus, ebbero grande successo. La stagione d’oro dell’ISOLA, che fece di Sassari una sorta di capitale dell’artigianato, doveva però rivelarsi di breve durata. A partire dagli anni Settanta, la mancanza di una direzione artistica e politiche di commercializzazione inadeguate ne determinarono la crisi, portando alla cessazione delle mostre nel 1997 e alla chiusura dell’ente nel 2006: la produzione artigiana, intanto, pur mantenendo livelli eccellenti di qualità tecnica, perdeva il suo legame col design e scivolava sempre più dall’arredo al souvenir.
Alla luce di queste premesse, la XIX edizione della Biennale dell’Artigianato assume il senso di una verifica e di un laboratorio, di una riflessione sul passato e di una scommessa sul futuro.
Qual è la situazione dell’artigianato in Sardegna dopo una serie di mutamenti epocali, che hanno registrato sviluppi tecnologici impensati, l’affermarsi della globalizzazione, l’entrata in scena di una pluralità di nuovi e agguerriti competitori economici e la pressione di modelli culturali estranei alla tradizione? Cosa è rimasto del fitto tessuto di botteghe e laboratori presente nella regione ancora trenta anni fa? Si può ancora pensare al comparto artigiano come a un blocco monolitico, privo di articolazioni? E soprattutto, quali modelli di intervento possono aiutarne lo sviluppo?
La ricognizione compiuta da Domo rivela uno scenario animato, in cui, se alcuni settori non hanno retto alle trasformazioni degli ultimi decenni, altri si sono sviluppati vivacemente, come l’oreficeria, la tessitura o la ceramica. L’intervento dei designer, volto a ripensare procedimenti esecutivi e campi d’applicazione delle tecniche così come a inventare forme nuove ma ricche del ricordo della tradizione, ha gettato in molti casi il seme di ulteriori collaborazioni.
Domo indica nell’abbinamento tra eccellenza tecnica e progetto di qualità il domani dell’artigianato. Piuttosto che sul souvenir per il mercato turistico, battuto in partenza dalla concorrenza extraeuropea a basso costo e dalle produzioni meccaniche, occorre puntare – come sottolinea in catalogo Giuliana Altea: “Su un’ipotesi di ‘slow design’, antidoto al rapido consumo delle idee e delle risorse, e su una produzione di nicchia, da sviluppare nella pratica della piccola serie o edizione limitata, in cui una consolidata tradizione di eccellenza tecnica si allei a un’alta qualità progettuale, e la memoria del passato si unisca a una sensibilità contemporanea.”















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