| Gli edifici si rivestono di una pelle ecologica | ![]() |
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sab 08 ottobre 2005 12:03 Pubblicato in News
Riportiamo un interessante articolo uscito sul Corriere della Sera del 27 settembre scorso: come le nuove ceramiche favoriscano il risparmio energetico e diventino alleate della bioarchitettura
I l pavimento ai piedi del David di Michelangelo a Firenze, la piazza di San Gimignano, le terrazze dei Musei Vaticani, il Salone del Palazzo Ducale di Sassuolo: comincia in qualche modo da qui, da questi «classici dell’architettura», la nuova era della ceramica ecosostenibile (una ceramica bella ma anche rispettosa dell’ambiente e degli uomini) che vede come sua più recente applicazione quella della facciate ventilate, vera e propria seconda pelle degli edifici in grado di garantire «il maggior risparmio energetico e il maggior conforto interno» persino in palazzi tecnologicamente obsoleti. Qualche esempio? L’ospedale progettato in Versilia da Ettore Zambelli. Il destino naturale della ceramica (e di tutti i suoi affini, dal cotto al gres) era, comunque, scritto nel destino di questa che resta pur sempre «una semplice miscela di argilla e acqua» che in tempi recentissimi ha affascinato grandi star dell’architettura come Renzo Piano (la facciata della sede della Banca Popolare di Lodi) e sir Norman Foster (il quartier generale della ))McLaren(( con le piastrelle ironicamente realizzate da un azienda «consanguinea» della Ferrari).
Si tratta d’altra parte di una «miscela» dal ciclo di vita molto lungo (la media è di circa quarant’anni, molto più ad esempio del comune parquet), neutrale (che non rilascia prodotti chimici) e che può addirittura trasformarsi «in piastrelle capaci di sanificare l’aria». A livello dei processi produttivi, l’industria ceramica italiana ha tra l’altro ridotto le emissioni inquinanti gassose di oltre il 90% negli ultimi anni, portandole a livelli compatibili con la protezione dell’ambiente.
La ceramica ecosostenibile aggiorna ulteriormente (con tanto di certificazione Ecolabel o Iso) il concetto di architettura o meglio di bioarchitettura vista come «l’insieme delle conoscenze che consentono di progettare edifici funzionali per l’uomo, ma anche allo stesso tempo ecologicamente compatibili con l’ambiente circostante».
In che modo? Puntando ad esempio su materiali naturali o su impianti che riducano al minimo il fabbisogno energetico. Sotto questo segno, sono così nati la disciplina orientale del Feng Shui e l’albero solare con tanto di cellule voltaiche costruite nel 1998 dall’artista Hartmut Skerbisch nella cittadina austriaca di Gleisdorf (ma anche le Torri superiori di Ventimiglia). Anche se l’idea di bioedilizia sembra partire da molto più lontano: dai Sassi di Matera, dai Nuraghi sardi, dai trulli di Alberobello, dalle Terme di Caracalla. Per non parlare dei preziosi consigli per una bioarchitettura ante litteram riportati nel De aedificatoria (1450) di Leon Battista Alberti: «Prendi il cavallo, una coperta e in una stagione buona vattene a dormire nel luogo dove pensi di costruire la tua casa, ti accorgerai che le brezze della sera e i venti della mattina spirano in modo particolare».
Passando dall’architettura al design (o meglio al cosiddetto design-etico) e sempre in tema di sostenibilità ambientale dei prodotti, si può invece pensare ai criteri, ai metodi e agli strumenti dell’Eco-design e del Design for environment ma soprattutto al Life Cycle Design (Lcd) ovvero alla progettazione del ciclo di vita dei prodotti.
Il criterio alla base di questo sistema è che l’invenzione di qualsiasi oggetto deve adottare prima di tutto un approccio di tipo sistemico: il progettista deve dunque spostare la propria attenzione a tutte le fasi del ciclo del prodotto. Fasi che cominciano dall’estrazione delle materie prime necessarie per la produzione dei materiali (del prodotto) per arrivare allo smaltimento di questi stessi materiali quando il prodotto viene dismesso. La tecnologia, in questo modo, diventa così buona. E, a proposito di piastrelle, viene da pensare alle bellissime sedute in ceramica realizzate da un nomade culturale come Satyendra Pakhalé, un nomade culturale che è stato capace di recuperare i processi di lavorazione tradizionali (quelli della ceramica, appunto, ma anche quelli del ferro) per inserirli in un processo industriale che li renda fruibili a livello globale. Pensando, magari, che la ceramica è in fondo solo terra, acqua e un po’ di colore. Meglio ancora se naturale.
dal ''Corriere della sera - pagine Economia e Finanza - 27 settembre 2005''
Si tratta d’altra parte di una «miscela» dal ciclo di vita molto lungo (la media è di circa quarant’anni, molto più ad esempio del comune parquet), neutrale (che non rilascia prodotti chimici) e che può addirittura trasformarsi «in piastrelle capaci di sanificare l’aria». A livello dei processi produttivi, l’industria ceramica italiana ha tra l’altro ridotto le emissioni inquinanti gassose di oltre il 90% negli ultimi anni, portandole a livelli compatibili con la protezione dell’ambiente.
La ceramica ecosostenibile aggiorna ulteriormente (con tanto di certificazione Ecolabel o Iso) il concetto di architettura o meglio di bioarchitettura vista come «l’insieme delle conoscenze che consentono di progettare edifici funzionali per l’uomo, ma anche allo stesso tempo ecologicamente compatibili con l’ambiente circostante».
In che modo? Puntando ad esempio su materiali naturali o su impianti che riducano al minimo il fabbisogno energetico. Sotto questo segno, sono così nati la disciplina orientale del Feng Shui e l’albero solare con tanto di cellule voltaiche costruite nel 1998 dall’artista Hartmut Skerbisch nella cittadina austriaca di Gleisdorf (ma anche le Torri superiori di Ventimiglia). Anche se l’idea di bioedilizia sembra partire da molto più lontano: dai Sassi di Matera, dai Nuraghi sardi, dai trulli di Alberobello, dalle Terme di Caracalla. Per non parlare dei preziosi consigli per una bioarchitettura ante litteram riportati nel De aedificatoria (1450) di Leon Battista Alberti: «Prendi il cavallo, una coperta e in una stagione buona vattene a dormire nel luogo dove pensi di costruire la tua casa, ti accorgerai che le brezze della sera e i venti della mattina spirano in modo particolare».
Passando dall’architettura al design (o meglio al cosiddetto design-etico) e sempre in tema di sostenibilità ambientale dei prodotti, si può invece pensare ai criteri, ai metodi e agli strumenti dell’Eco-design e del Design for environment ma soprattutto al Life Cycle Design (Lcd) ovvero alla progettazione del ciclo di vita dei prodotti.
Il criterio alla base di questo sistema è che l’invenzione di qualsiasi oggetto deve adottare prima di tutto un approccio di tipo sistemico: il progettista deve dunque spostare la propria attenzione a tutte le fasi del ciclo del prodotto. Fasi che cominciano dall’estrazione delle materie prime necessarie per la produzione dei materiali (del prodotto) per arrivare allo smaltimento di questi stessi materiali quando il prodotto viene dismesso. La tecnologia, in questo modo, diventa così buona. E, a proposito di piastrelle, viene da pensare alle bellissime sedute in ceramica realizzate da un nomade culturale come Satyendra Pakhalé, un nomade culturale che è stato capace di recuperare i processi di lavorazione tradizionali (quelli della ceramica, appunto, ma anche quelli del ferro) per inserirli in un processo industriale che li renda fruibili a livello globale. Pensando, magari, che la ceramica è in fondo solo terra, acqua e un po’ di colore. Meglio ancora se naturale.
dal ''Corriere della sera - pagine Economia e Finanza - 27 settembre 2005''













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