| La fotocamera digitale compie 30 anni | ![]() |
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mar 13 settembre 2005 12:07 Pubblicato in News
Forse pochi lo sanno: il primo prototipo, sviluppato da Kodak, risale al dicembre 1975. Ma solo nel 2001 la casa americana ha iniziato a produrne per il mercato di massa.
Grande più o meno come un tostapane, tre chili e mezzo di peso, il prototipo di fotocamera si basava su un sensore CCD (''charge coupled device'', la stessa tecnologia usata nella maggior parte delle fotocamere digitali dei nostri giorni), ed aveva una risoluzione di 0,01 Megapixel.
Ma questo prototipo è rimasto per molti anni nel cassetto con il risultato che, accusano i detrattori, Kodak si è lasciata poi anticipare dai rivali giapponesi. Probabilmente però si tratta piuttosto di uno di quei casi - neppure poi troppo rari - in cui in cui il prodotto è troppo in anticipo sui tempi, ed è più saggio attendere piuttosto che gettarlo nella mischia nel momento sbagliato. L'importante però è riuscire a cogliere le opportunità quando si stanno delineando concretamente.
Nel caso della fotocamera digitale, non si può trascurare il fatto che il successo attuale è dovuto alla somma di molteplici fattori che hanno creato un contesto favorevole. Si tratta di fattori in primo luogo tecnologici: il prototipo del 1975 salvava le immagini su un nastro magnetico (operazione che richiedeva più di 20 secondi...), ma non esistevano neppure i personal computer, che comunque per diverso tempo non avrebbero avuto una potenza di calcolo sufficiente a permettere una gestione efficace delle immagini. Nè tantomeno vi erano stampanti personali in grado di stampare fotografie. Senza contare, soprattutto, che l'elettronica e l'informatica erano cosa "per pochi". In conclusione, si può trarre la lezione che i prodotti e gli oggetti non possono essere giudicati "buoni" o "cattivi" di per sé, ma devono essere inquadrati nel contesto complessivo, dato che è proprio l'interazione tra oggetto e contesto che permette di coglierne le qualità.
Ma questo prototipo è rimasto per molti anni nel cassetto con il risultato che, accusano i detrattori, Kodak si è lasciata poi anticipare dai rivali giapponesi. Probabilmente però si tratta piuttosto di uno di quei casi - neppure poi troppo rari - in cui in cui il prodotto è troppo in anticipo sui tempi, ed è più saggio attendere piuttosto che gettarlo nella mischia nel momento sbagliato. L'importante però è riuscire a cogliere le opportunità quando si stanno delineando concretamente.
Nel caso della fotocamera digitale, non si può trascurare il fatto che il successo attuale è dovuto alla somma di molteplici fattori che hanno creato un contesto favorevole. Si tratta di fattori in primo luogo tecnologici: il prototipo del 1975 salvava le immagini su un nastro magnetico (operazione che richiedeva più di 20 secondi...), ma non esistevano neppure i personal computer, che comunque per diverso tempo non avrebbero avuto una potenza di calcolo sufficiente a permettere una gestione efficace delle immagini. Nè tantomeno vi erano stampanti personali in grado di stampare fotografie. Senza contare, soprattutto, che l'elettronica e l'informatica erano cosa "per pochi". In conclusione, si può trarre la lezione che i prodotti e gli oggetti non possono essere giudicati "buoni" o "cattivi" di per sé, ma devono essere inquadrati nel contesto complessivo, dato che è proprio l'interazione tra oggetto e contesto che permette di coglierne le qualità.













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