| Luci Italiane a Taipei | ![]() |
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lun 05 giugno 2006 11:06 Pubblicato in News
Ottimo il bilancio di "Italian Light", mostra di design italiano a Taipei, con un grande successo di critica e un pubblico che ha raggiunto i 54.000 visitatori.
Curata e ideata dallo Studio Archeo900 di Ferrara, l’esposizione comprende 70 lampade per illuminazione domestica costruite dal 1950 al 1980 e appartenenti alla collezione privata di Paolo Cortopassi. È stata esposta dal 18 marzo al 30 aprile 2006 al Tfam (Taipei Fine Arts Museum of Taipei -Taiwan) ed è stata realizzata con il sostegno della Delegazione diplomatica speciale italiana e dell’Ufficio di promozione economica e culturale.
La collezione ha un taglio storico ed abbraccia un periodo che dall’immediato dopoguerra giunge fino alla contemporaneità (con una attenzione privilegiata per gli anni sessanta - settanta). L’intento di tale raccolta è quello di ricostruire il più estesamente possibile tale scenario produttivo mettendone in rilievo la complessità e diversità degli assunti teorici. Fin dall’inizio infatti il progetto italiano sull’illuminazione si presenta complesso e denso di significati e influenze che vanno oltre alla semplice e brillante risoluzione tecnico-produttiva ma affondano le radici su aspetti più generali che riguardano sia riflessioni sul significato del progetto stesso, sia problematiche estetiche più ampie (il dialogo con il coevo dibattito artistico è per il design italiano fondamentale), sia l’interesse ad indagare al limite le possibilità dei nuovi materiali o le novità tecnologiche relative alle fonti luminose.
In tal modo la funzione stessa di illuminare viene esplorata e dilatata oltre gli aspetti strettamente pratici per inglobarvi, in una visione più ampia e complessa, anche aspetti psicologici e sensoriali. La lampada infatti diverrà per il design italiano un oggetto chiave verso il quale le più importanti personalità del design italiano si sono confrontate durante tutto l’arco della loro carriera. Fondamentale per il formarsi di questa particolare cultura dell’illuminazione è stato anche il ruolo degli imprenditori (talvolta imprenditori-progettisti) che con la loro apertura mentale e coraggio hanno reso possibile questo aspetto sperimentale e spesso utopico della produzione italiana in tale campo.
La selezione qui rappresentata pur nella sua sinteticità cerca di non tradire questa complessità mettendo in evidenza i punti cruciali all’interno di una sequenza cronologica. All’interno del periodo in esame 1950-80 si evidenziano quattro capitoli:
Dal 1950 al 1958. Alcune aziende illuminate iniziano l’avventura del design italiano nel settore dell’illuminazione. La selezione si concentra su alcuni progetti di Gino Sarfatti per Arteluce.
Dal 1959 al 1965. Alla maturità del panorama industriale del settore corrisponde la piena affermazione del design ‘classico’ italiano. In questo senso sono state selezionati progetti di Castiglioni, Colombo, Munari, Zanuso, ecc.
Dal 1966 al 1973. Massima espansione economica significa anche complessità e crisi riflessiva: il panorama diventa teoricamente differenziato. Anche le strategie produzione si differenziano: saranno infatti piccole avventure produttive che permetteranno di produrre progetti relativi all’area radicale o all’arte programmata. Questa è quindi la sezione numericamente più ampia in quanto si è cercato di rappresentare la complessità del periodo in esame.
Dal 1975 al 1980. Dopo un breve periodo di stasi, verso la fine degli anni settanta, matura la svolta teorica del ‘Nuovo design italiano’. Dal punto di vista produttivo emerge il ruolo della Galleria (Alchimia e Memphis). La selezione, numericamente più limitata, cerca di testimoniare l’emergere di tale svolta.
Notizia riportata integralmente da: http://www.estense.com
La collezione ha un taglio storico ed abbraccia un periodo che dall’immediato dopoguerra giunge fino alla contemporaneità (con una attenzione privilegiata per gli anni sessanta - settanta). L’intento di tale raccolta è quello di ricostruire il più estesamente possibile tale scenario produttivo mettendone in rilievo la complessità e diversità degli assunti teorici. Fin dall’inizio infatti il progetto italiano sull’illuminazione si presenta complesso e denso di significati e influenze che vanno oltre alla semplice e brillante risoluzione tecnico-produttiva ma affondano le radici su aspetti più generali che riguardano sia riflessioni sul significato del progetto stesso, sia problematiche estetiche più ampie (il dialogo con il coevo dibattito artistico è per il design italiano fondamentale), sia l’interesse ad indagare al limite le possibilità dei nuovi materiali o le novità tecnologiche relative alle fonti luminose.
In tal modo la funzione stessa di illuminare viene esplorata e dilatata oltre gli aspetti strettamente pratici per inglobarvi, in una visione più ampia e complessa, anche aspetti psicologici e sensoriali. La lampada infatti diverrà per il design italiano un oggetto chiave verso il quale le più importanti personalità del design italiano si sono confrontate durante tutto l’arco della loro carriera. Fondamentale per il formarsi di questa particolare cultura dell’illuminazione è stato anche il ruolo degli imprenditori (talvolta imprenditori-progettisti) che con la loro apertura mentale e coraggio hanno reso possibile questo aspetto sperimentale e spesso utopico della produzione italiana in tale campo.
La selezione qui rappresentata pur nella sua sinteticità cerca di non tradire questa complessità mettendo in evidenza i punti cruciali all’interno di una sequenza cronologica. All’interno del periodo in esame 1950-80 si evidenziano quattro capitoli:
Dal 1950 al 1958. Alcune aziende illuminate iniziano l’avventura del design italiano nel settore dell’illuminazione. La selezione si concentra su alcuni progetti di Gino Sarfatti per Arteluce.
Dal 1959 al 1965. Alla maturità del panorama industriale del settore corrisponde la piena affermazione del design ‘classico’ italiano. In questo senso sono state selezionati progetti di Castiglioni, Colombo, Munari, Zanuso, ecc.
Dal 1966 al 1973. Massima espansione economica significa anche complessità e crisi riflessiva: il panorama diventa teoricamente differenziato. Anche le strategie produzione si differenziano: saranno infatti piccole avventure produttive che permetteranno di produrre progetti relativi all’area radicale o all’arte programmata. Questa è quindi la sezione numericamente più ampia in quanto si è cercato di rappresentare la complessità del periodo in esame.
Dal 1975 al 1980. Dopo un breve periodo di stasi, verso la fine degli anni settanta, matura la svolta teorica del ‘Nuovo design italiano’. Dal punto di vista produttivo emerge il ruolo della Galleria (Alchimia e Memphis). La selezione, numericamente più limitata, cerca di testimoniare l’emergere di tale svolta.
Notizia riportata integralmente da: http://www.estense.com













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