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Design.tv intervista Luca Nichetto PDF Stampa E-mail
mer 13 febbraio 2008 00:00 Coscablog
Tags: design, designer, interviste, vetro, nichetto, creatività.

nichetto1.jpgMurano, il vetro, la tradizione, e poi il design, la creatività e tanta determinazione hanno contribuito a fare di Luca Nichetto uno dei designer più promettenti della nuova generazione.
Un consiglio se siete in crisi creativa? Confrontatevi con i colleghi designer e con le aziende e niente paura se i cinesi avanzano, rappresentano nuove e stimolanti sfide da cogliere...


1) Parlaci un po' di te

Sono un veneziano d.o.c., per la precisione di Murano. Ho vissuto a Murano per tutta la mia infanzia, tra giri in barchino per i canali e cocci di vetro colorato che mi piaceva immaginare come pietre preziose alle quali davo io il nome. Le mie origini muranesi hanno deciso anche il mio destino professionale. Ho cominciato, infatti, girando per le fornaci per vendere i miei disegni fino a quando mi sono imbattuto in Simon Moore, una grande persona che ha creduto subito in me. All’epoca era art director per Salviati. Fu lui a darmi il mio primo tema di progetto, il famoso “brief”, che elaborai fino a convogliarlo in un oggetto, un vaso per la precisione. Quando presentai questo vaso, si decise di produrlo. Da quel primo progetto ho avuto la fortuna di incontrare tante persone che hanno voluto scommettere su di me, ma a Simon va il merito di avermi fatto conoscere un mondo di cui fino ad allora avevo solo sentito parlare. Gli sarò per sempre grato per questo.

2) In un panorama (quello del design italiano) che viene spesso tacciato di essere un po' in crisi creativa, sei un giovane designer molto prolifico ed apprezzato. Dove trovi l'ispirazione per sviluppare i tuoi progetti?

Per i designer italiani non è più tempo di piangersi addosso, nè di preoccuparsi della cosiddetta “crisi creativa”. Io penso che sia invece il caso di instaurare un confronto con i propri colleghi per cercare di creare un gruppo di creativi che si aiutino fra di loro, come sto tentando di fare io insieme ai miei amici designer. È vero che in Italia è probabilmente più difficile che in altri paesi essere un designer, ma se la passione e la voglia di di imparare ci sono, chiunque può farcela. Per quanto riguarda la mia “ispirazione creativa”, deriva da un confronto continuo con le aziende e le sue risorse. È fondamentale per me il dialogo con l’azienda, ovvero con le persone che sono la linfa vitale dell’azienda: è durante questa fase che riesco a dare il meglio di me.

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3) Ci sono dei Paesi emergenti, vedi Cina ma anche India, che ultimamente costituiscono uno spauracchio per il Made in Italy. Quali pensi siano le carte che il sistema creativo italiano può ancora giocarsi e come pensi si possa trasformare questa concorrenza in "nuove occasioni" da sfruttare?

Secondo me non dobbiamo più considerare questi paesi come nemici, ma piuttosto come opportunità di confronto da prendere al volo. Con questo non intendo dire che si debba fare il grave errore di far produrre loro ciò che in Italia costa troppo, ma bisognerebbe, piuttosto, cercare di valorizzare la loro cultura e la loro tradizione, tentando di inserirle e mescolarle con le nostre.

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4) Sei nato e cresciuto nel ricco e laborioso nord-est. Pregi e difetti di questo territorio?

Per me è stata una bella sorpresa scoprire come un distretto prevalentemente produttivo sia riuscito a diventare anche terra di grandi aziende design-oriented, come per esempio Magis, Moroso, Foscarini, solo per citarne alcune, grazie a persone culturalmente e umanamente meravigliose. Devo anche dire però che questi successi hanno creato l’idea del facile successo per altre aziende, molto valide come fra i terzisti, ma che si sono imbattute in grosse difficoltà nel tentativo di commercializzare col proprio marchio un certo tipo di prodotto. Io penso che se questa tendenza dovesse continuare, il mito del nord est avrà vita breve. Secondo me infatti la mentalità e la cultura imprenditoriale basata sul design difficilmente si assorbe e si comprende in poco tempo e marchi che nascono e muoiono nel giro di un paio di anni se ne vedono anche troppi.

5) Quali sono, a tuo avviso, le aziende più innovative del momento? E con quale ti piacerebbe lavorare?

Ora come ora sono contento delle mie collaborazioni, anche se mi piacerebbe rinforzare e rinsaldare ulteriormente questi rapporti. In ogni caso, in questo momento stimo molto il lavoro di Vitra, Flos, Artek ....e Camper.

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6) L'oggetto più originale e quello più trash degli ultimi tempi?

L’oggetto più originale sicuramente il day-bed Charpoy di Nipa Doshi e Jonathan Levien per Moroso: un mix incredibile di artigianalità e serialità. Il più trash invece lo vedrete al prossimo Salone del Mobile di Milano '08...è una interpretazione vintage di un classico del design...



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mer 13 febbraio 2008 00:00 Coscablog
Questo articolo è stato inserito il giorno mer 13 febbraio 2008 00:00. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento. Tags: design, designer, interviste, vetro, nichetto, creatività. Ultima modifica: lun 11 febbraio 2008 14:32
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