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Il designer? Una professione di massa PDF Stampa E-mail
dom 18 febbraio 2007 12:10 repubblica.it
Tags: design, designer.

ImageL'esercito dei nuovi designer pronti a cambiare il mondo
Il design sta diventando una professione di massa. Il suo ruolo non è più soltanto quello di risolvere problemi estetici, ma di inventare nuovi prodotti ed economie. Un esercito di uomini e donne sta riprogettando l´ambiente in cui ci muoviamo. E´ un cambiamento internazionale e l´Italia se ne è accorta prima di ogni altro paese. Lo stivale rimane fedele alla sua fama di essere il luogo che, primo di ogni altro, comprende lo stato dell´arte del design e dell´architettura.

A raccontare questa rivoluzione è Andrea Branzi che, noto critico di design e architettura, professore del corso di laurea di design degli Interni al Politecnico di Milano, ha curato "The new Italian Design", la mostra che si è aperta venerdì alla Triennale di Milano. Una rassegna che, con i lavori di 124 designer di cui 27 donne, terrà le sue porte aperte fino al 25 aprile. Si tratta di una mostra molto attesa in Italia, dove da tanto tempo ci si aspettava una riflessione sulla generazione contemporanea dei designer. Come spiega l´architetto Branzi, la prima cosa che gli è saltata agli occhi, curando questa manifestazione, è il numero impressionante di progettisti e studenti di design. Il fenomeno è internazionale. In Europa ci sono 50 mila studenti. In Giappone ce ne sono 70 mila. In Corea, dove non c´è un panorama di imprese legate al design, ce ne sono 35 mila. Ci sono 120 istituti di design in India. Per non parlare dell´America e della Cina dove ce ne è una quantità esorbitante. «Non è diventata una professione alla moda e non produce una marea di disoccupati - spiega il professore - ma c´è un´enorme domanda da parte dell´industria e questa è una novità storica. Il designer non è chiamato più a risolvere problemi estetici o a creare nuovi prodotti, ma a sviluppare strategie di innovazione».

La nuova generazione di progettisti, fatta di quarantenni, è completamente diversa dalla precedente, e riflette il mutamento che c´è stato rispetto al secolo scorso. L´industria non ha più bisogno di creare oggetti belli e immutabili. Per vivere, in uno scenario competitivo allargato rispetto a prima, mette a punto politiche di continuo rinnovamento che riguardano l´ambito estetico, commerciale e produttivo. Il che vuol dire che gli imprenditori hanno bisogno di progettisti che li aiutino a star dietro a strategie dinamiche. Con le parole di Branzi: «E´ tramontato il grande mito razionalista del ventesimo secolo che l´industria producesse prodotti definitivi che rispondessero una volta per tutte ai bisogni. Oggi si chiede grande flessibilità e duttilità ». Un altro dato interessante è osservare cosa producono i progettisti contemporanei. Il professore è rimasto sorpreso di essersi trovato di fronte ad un marea di progetti da economia domestica. Si tratta di oggetti leggeri, ironici, inediti. E´ finito il mito del secolo scorso della grande serie industriale, mentre emerge un prodotto meno appariscente e presuntuoso, ma molto più funzionale.

Prevalgono piccoli componenti intelligenti, sorprendenti e divertenti. «Siamo in presenza di un mondo "leggero", legato ad una economia sociale nuova che non dipende dall´industria classica, statica, dei rapporti contrattuali e delle relazioni sindacali - quella che Branzi in un recente libro edito da Skira ha chiamato col titolo di Modernità debole e diffusa - Il secolo scorso l´industria faceva interventi poderosi nel mercato e offriva soluzioni definitive, ora cerca soluzioni reversibili con fenomeni apparentemente di margine. Si opera un rinnovamento di superficie, ma questo non vuol dire che c´è una rinuncia a cambiare il mondo. Solo che lo si fa a partire dalle piccole cose». Branzi prevede che la mostra susciterà polemiche perché i designer del secolo scorso non amano questa nuova progettazione "leggera". Un dato rimane comunque inattaccabile, spiega: «The new Italian Design presenta uno scenario spontaneo, non programmato che fa vedere non solo come questo mestiere è cambiato in Italia, ma in tutto il mondo e dimostra come il design è diventato uno dei motori nobili dell´economia». E l´ambizione della mostra è quella di essere la prima a segnalare questo cambiamento di orizzonte progettuale.

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dom 18 febbraio 2007 12:10 repubblica.it
Questo articolo è stato inserito il giorno dom 18 febbraio 2007 12:10. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento. Tags: design, designer. Ultima modifica: dom 18 febbraio 2007 12:10
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