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Rainbow-Collars: 7 progetti per 1 tuta PDF Stampa E-mail
dom 30 dicembre 2007 00:00 mgalanti
Tags: cladem, design, moda, fashion, treviso, style, pitti uomo.

rainbow_collar.jpgUn progetto del Cladem, il corso di Laurea in Design della Moda di Treviso,  per Style, allegato del Corriere della sera, in Occasione del Pitti Uomo 73_ 9-12 gennaio 2008.

Tutti per uno. La tuta. Un solo indumento per esprimere la dimensione collettiva del lavoro creativo in una scuola di moda. Una piccola comunità concentrata sul riemergere di un'utopia che non si limita alla tuta dei blue-collar workers, ma la interpreta in chiave rainbow. Un solo filo conduttore per restituire l'etica di un abito plurale, emblema cangiante di un presente-futuro, tra scenari manga, provocazioni surreali e visioni metasex.

La riflessione collettiva sulla tuta ha coinvolto gli studenti del II e III anno del Corso di laurea in Design della moda dell’Università IUAV di Venezia-sede di Treviso che saranno presenti al Pitti Uomo n 73 a Firenze, invitati insieme ad altre 4 prestigiose scuole di moda (Central Saint’s Martin di Londra, Accademia di Eindhoven, IED di Milano, Polimoda di Firenze) dal prestigioso inserto del Corriere della Sera: Style.

L’esito del lavoro è rappresentato dai progetti In (New) Bodies di Alberto D’Ambrosi, La divisa della carne di Michela Basso, Essere in carta di Teresa Chinellato, Pre-Posizione di Elisa Costella, La mia coda cresce di Valentina Donadel, Blood for Beauty di Nicolò Molin e Memento crescere di Mariaclara Zanin. Un servizio fotografico opera di Francesco Casarotto e Silvia De Marchi sulle tute esposte completerà l’installazione fiorentina.immagine della tuata nera realizzata dgli studenti si vede persona vestita di nero con maniche più lunghe delle braccia e con cappuccio.


Alberto D’Ambrosi, In (New) Bodies
Corpo che riveste, potenzia, modifica il corpo stesso, la tuta è un capo antropomorfo, rappresenta la figura umana e la completa. La tuta è corpo che contiene un altro corpo, è corpo dentro il corpo. Essendo superficie nuda del nuovo corpo, è rappresentazione erotica di esso. La tuta quindi ha forma organica, può essere considerata protesi ed esoscheletro. Rappresenta una nuova forma di evoluzione fisica, tecnica e non biologica. Il corpo accresce le sue funzioni dall’esterno e non dall’interno.

Michela Basso, La divisa della carne
La carne è qualcosa che va al di là dello scegliere se essere se stessi o meno. Le interiora diventano vulnerabili se pervase dallo sforzo che le muove nel dramma della prima erezione di un uomo-bambino. Il pene sposta i tessuti, la patta è trascinata verso l’alto. Un'eiaculazione ingenua e goduta. La vista delle mutande candide, casalinghe della donna che occupa il letto. Una diatriba tra le carni: processo che divide, deforma fino ad elevarle, fino a cambiare il loro posto drammaticamente. Manifestazione di un istante universale che rappresenta l’inizio di uno sconvolgimento.

Teresa Chinellato, Essere in carta
Un operaio alla fine degli anni Sessanta, una tuta blu, un corpo imprigionato in una forma rigida e bloccata. Striscioni. Utopie e parole urlate. La condizione della lotta, uno stato di disagio espresso nella carta stampata, negli slogan e nei volantini ciclostilati. Quel sentire oggi in una tuta di carta che si stratifica come ombra grigia del passato. Un accumulo di ciò che è stato. Strati di giornale. Carta come fragilità della condizione dell’uomo. Immagini sfocate e simboli sbiaditi. Le voci non tacciono, anche se il sogno è annebbiato.
 
Elisa Costella, Pre-Posizione
La tuta è legame tra sopra e sotto, tra destra e sinistra. Unisce ciò che normalmente è percepito come diviso. Si esce al mattino per rientrare la sera: nel mentre la tuta, legante tra lavoro e tempo libero, tra attività dell’obbligo e del piacere. La tuta è metamorfosi del classico completo da uomo e allude al vestire sportivo con polsini elasticizzati e zip. Porta impresse le tracce dei nostri spostamenti quotidiani, concepiti come traslazioni di un modulo nello spazio. Ecco le maniche, ripetitive nella loro costruzione perché ripetitivi sono i nostri gesti e i nostri ritmi. Il progetto riflette sulla visione statica della metamorfosi e del movimento, di cui non si coglie il dinamismo ma l’effetto.

Valentina Donadel, La mia coda cresce
Ricerca di un’identità contemporanea. La tuta è il luogo prescelto. Luogo dove avviene l'incubazione di un cambiamento, spazio nel quale il corpo indeterminato vuole vivere e formare nuove protesi, come i muscoli nello sport e le code delle cats nei manga. La coda come nuovo organo che cresce inaspettatamente. Un esercizio artificiale per sviluppare un corpo metaforico di cui la coda è emblema: "cremaster" che non definisce nessun sesso. La texture è ispirata al filtro "cancel" di Photoshop, per plasmare un’identità incerta. Esce un corpo nuovo ed estraneo che da strascico declina in una coda, come nel romantico e malinconico spacco del frac.

Nicolò Molin, Blood for Beauty
Un’interpretazione macabro-sadico-demenziale della tuta, che si trasforma in un capo scomodo e surreale. È odio verso lo sforzo fisico, lo sport e la bellezza artificialmente costruita. I chiodi e gli spilli della tuta trafiggono sino ad uccidere chi dovesse cadere in fallo nel tentativo di migliorarsi. Trapassano la carne, simboleggiano gli insegnamenti della vita e gli sforzi di temprare lo spirito. È la tuta della vita, abito scomodo e angosciante che ognuno porta sempre addosso con i propri dolori e la propria fragilità. L'orizzonte è immenso, desolato e popolato di creature fragili e sottili.

Mariaclara Zanin, Memento crescere
Memento crescere fa il verso al motto dei frati trappisti "memento mori", parafrasato in "ricordati che devi crescere". Rispecchia due azioni opposte: il ricordo e quindi un'azione rivolta al passato e la crescita, azione rivolta al futuro. In questa ambivalenza si racchiude il concetto di una tuta che stratifica in modo simbolico le fasi di una crescita inevitabile. Una tuta che è parte inscindibile della persona, si manifesta con uno strato nuovo a ogni tappa importante della vita e di cui si possono staccare gli strati per riappropriarsi del vissuto. Il gioco tra gli strati e gli "abbracci" tra una tuta e l'altra creano nuove silhouette. La tuta diventa habitus, rifugio vita natural durante.

via TrevisoSystem-Online  

Pitti Uomo - Progetto Tuta Cladem 1
  pitti-tuta-progetto2-revisi.jpg



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