| Moda e design, ricominciano a correre i cavalli di battaglia del Made in Italy | ![]() |
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ven 20 ottobre 2006 11:51 Pubblicato in News
Da Repubblica.it - Affari & Finanza un'interessante analisi dello "stato di salute" del Made in Italy
I cavalli di battaglia del made in Italy, la moda e il design, hanno ricominciato a correre. Certo non tutti alla stessa velocità: c´è ancora qualcuno che fatica, altri che procedono al piccolo trotto. Ma c´è anche chi si sta avviando al galoppo. Quel che conta è che dopo gli anni bui, in cui non pochi pessimisti si preparavano a recitare il de profundis, in giro si sente aria di ripresa. Soprattutto per le aziende e i marchi che hanno puntato sulla qualità, sulla ricerca, l´innovazione e la creatività tutta italiana. Quelli, cioè, che incalzati dalla feroce concorrenza dei paesi emergenti (primo fra tutti la Cina), hanno abbandonato la competizione sui prodotti di fascia bassa e hanno alzato il tiro.
Le conferme arrivano da diverse parti. Il presidente della Camera Nazionale della moda, Mario Boselli alla conferenza stampa di presentazione delle sfilate della moda-donna (iniziate il 23 settembre), ha detto che il fashion tricolore ha ripreso a marciare. Nei primi cinque mesi di quest´anno il fatturato è cresciuto del 4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2005. Dal canto suo, Paolo Zegna, presidente di Smi-Ati (Sistema moda Italia - Associazione tessile italiana), snocciolando i dati del settore durante la presentazione di Milano Unica (la fiera del tessile), ha confermato questo trend positivo. "Sta migliorando il prezzo medio e quindi il valore dei nostri tessuti - ha detto - il che ci permette di mantenere la nostra leadership sui mercati internazionali in quelle fasce di mercato più difficili da penetrare da parte dei concorrenti low cost. Il nostro futuro dipenderà sempre più dalla nostra capacità di innovare, nel prodotto, nelle strategie commerciali, nel diffondere nel mondo quella straordinaria immagine che ci deriva dalla storia artistica e culturale italiana e dalla nostra secolare tradizione industriale".
"Si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Dopo una serie interrotta di flessioni - racconta Luciano Giannetti, partner della società di consulenza milanese Gea associati - l´export del made in Italy si sta risvegliando. Per una serie di motivi. Tanto per cominciare, da un lato mercati storicamente importanti, come Usa e Giappone, sono tornati a comprare; dall´altro, nuovi mercati come il Medio Oriente e la Russia hanno iniziato a farlo. Pesantemente. I nuovi ricchi russi sono clienti formidabili del made in Italy". Basta dire che il 70 per cento degli scontrini che vengono battuti nel quadrilatero della moda milanese, tra via Montenapoleone e via della Spiga è degli stranieri. E il 30 per cento di questi arriva dalle rive del Volga.
"Un altro fattore che contribuisce a favorire le vendite italiane all´estero - continua Giannetti - è il cambio euro-dollaro che oggi si aggira tra 1,25 e 1,26. Mentre negli anni passati era tra l´1,29 e l´1,32. E questo fa una bella differenza".
La terza grande variabile che sta dando la spinta al made in Italy, soprattutto nel mondo della moda, è che sempre più si va verso il lusso, fatto di buoni materiali, buon taglio e di ricerca dei particolari. "Sulle passerelle - continua Giannetti - vediamo sempre meno stracci e più eleganza. E in questo gli italiani sono maestri. Ma i grandi costi che questo comporta hanno penalizzato le nostre aziende. Per questo chi ha delocalizzato parti della produzione in paesi meno cari, è riuscito a stare sul mercato. Ha innescato un circolo virtuoso". Come dire che risparmiando sulle spese del taglia e cuci, i marchi del made in Italy hanno liberato risorse da investire nella ricerca, nella qualità, nello stile e nel design. Sono questi i marchi che, come si diceva, sono avviati al galoppo. Ambasciatori dell´italian style in tutto il mondo. E non solo nella moda che, si sa, è il fenomeno più evidente della creatività tricolore. E´ il più appariscente, il più glamour come usano dire i modaioli internazionali che seguono le sfilate. Anche perché è più facile che l´occhio di un fotografo riesca a immortalare i vari protagonisti dello star system a passeggio, a una festa privata o ai grandi gala con un abito, una borsa, un paio di occhiali o un gioiello firmato dai nostri Armani, Bulgari, Dolce&Gabbana, Prada, Tod´s, Valentino, Versace e i tanti altri portabandiera dello stile italiano. Più difficile esibire, teatralizzare una macchina, una lavatrice o un mobile. Anche se, per la verità, alcuni oggetti di design sono "protagonisti" di molti film in cui è importante creare ambienti dalle atmosfere eleganti: una lampada Artemide qua, un tavolo di De Padova là. Una sedia o un vaso Driade in cucina, una poltrona Frau in salotto.
E proprio il design è quello che sta facendo passi da gigante sui mercati internazionali. Non è un caso se il gruppo Targetti nelle scorse settimane è stato chiamato a illuminare il teatro dell´Opera di Vienna, con un evento di inaugurazione spettacolare: nella piazza del teatro mentre partiva il carosello di fuochi d´artificio, si sono levate nell´aria le musiche dell´Aida.
Stessa "emozione" italiana anche in Cina, dove Guzzini già l´anno scorso ha avuto l´incarico di illuminare l´Opera House di Pechino.
Il made in Italy si sta distinguendo anche in un settore difficile come la nautica. "Nell´arco degli ultimi quattro anni - racconta in proposito Luciano Giannetti - il fatturato globale del settore è praticamente raddoppiato. Da 1, 255 miliardi di euro del 2002 è arrivato ai 2,196 del 2005". E questo grazie a marchi storici come Ferretti, Azimut-Benetti, ma anche a firme meno conosciute come Baia e Cranchi che hanno portato il Bel Paese a essere il primo al mondo nel comparto delle barche a motore che vanno dai 20 ai 50 metri.
Nella storia della nautica merita un posto di riguardo quella di un outsider come Fabio Perini che negli anni Ottanta del secolo scorso ha creato e sviluppato un sistema di automazione del controllo della parte velica che è diventato lo stato dell´arte della tecnologia della navigazione a vela. E oggi il suo gruppo, Perini Navi, è leader mondiale nella progettazione e costruzione di grandi navi a vela, con una flotta di 38 velieri in navigazione.
Dalle barche all´auto, un esempio tra i più significativi di capacità imprenditoriale made in Italy, che ha saputo coniugare creatività, tecnologia, design e stile con bilanci e conti in ordine è la Ferrari. Fino a qualche anno fa, forte della sua immagine, la casa di Maranello praticamente vendeva un marchio e un motore. "Oggi - dice in proposito Giannetti - le Ferrari sono comode, belle, con una tecnologia perfetta e un design di lusso". E per poter mettere le mani sul volante di una "rossa" c´è gente che aspetta dai 12 ai 13 mesi.
Repubblica.it - Affari & Finanza
Le conferme arrivano da diverse parti. Il presidente della Camera Nazionale della moda, Mario Boselli alla conferenza stampa di presentazione delle sfilate della moda-donna (iniziate il 23 settembre), ha detto che il fashion tricolore ha ripreso a marciare. Nei primi cinque mesi di quest´anno il fatturato è cresciuto del 4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2005. Dal canto suo, Paolo Zegna, presidente di Smi-Ati (Sistema moda Italia - Associazione tessile italiana), snocciolando i dati del settore durante la presentazione di Milano Unica (la fiera del tessile), ha confermato questo trend positivo. "Sta migliorando il prezzo medio e quindi il valore dei nostri tessuti - ha detto - il che ci permette di mantenere la nostra leadership sui mercati internazionali in quelle fasce di mercato più difficili da penetrare da parte dei concorrenti low cost. Il nostro futuro dipenderà sempre più dalla nostra capacità di innovare, nel prodotto, nelle strategie commerciali, nel diffondere nel mondo quella straordinaria immagine che ci deriva dalla storia artistica e culturale italiana e dalla nostra secolare tradizione industriale".
"Si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Dopo una serie interrotta di flessioni - racconta Luciano Giannetti, partner della società di consulenza milanese Gea associati - l´export del made in Italy si sta risvegliando. Per una serie di motivi. Tanto per cominciare, da un lato mercati storicamente importanti, come Usa e Giappone, sono tornati a comprare; dall´altro, nuovi mercati come il Medio Oriente e la Russia hanno iniziato a farlo. Pesantemente. I nuovi ricchi russi sono clienti formidabili del made in Italy". Basta dire che il 70 per cento degli scontrini che vengono battuti nel quadrilatero della moda milanese, tra via Montenapoleone e via della Spiga è degli stranieri. E il 30 per cento di questi arriva dalle rive del Volga.
"Un altro fattore che contribuisce a favorire le vendite italiane all´estero - continua Giannetti - è il cambio euro-dollaro che oggi si aggira tra 1,25 e 1,26. Mentre negli anni passati era tra l´1,29 e l´1,32. E questo fa una bella differenza".
La terza grande variabile che sta dando la spinta al made in Italy, soprattutto nel mondo della moda, è che sempre più si va verso il lusso, fatto di buoni materiali, buon taglio e di ricerca dei particolari. "Sulle passerelle - continua Giannetti - vediamo sempre meno stracci e più eleganza. E in questo gli italiani sono maestri. Ma i grandi costi che questo comporta hanno penalizzato le nostre aziende. Per questo chi ha delocalizzato parti della produzione in paesi meno cari, è riuscito a stare sul mercato. Ha innescato un circolo virtuoso". Come dire che risparmiando sulle spese del taglia e cuci, i marchi del made in Italy hanno liberato risorse da investire nella ricerca, nella qualità, nello stile e nel design. Sono questi i marchi che, come si diceva, sono avviati al galoppo. Ambasciatori dell´italian style in tutto il mondo. E non solo nella moda che, si sa, è il fenomeno più evidente della creatività tricolore. E´ il più appariscente, il più glamour come usano dire i modaioli internazionali che seguono le sfilate. Anche perché è più facile che l´occhio di un fotografo riesca a immortalare i vari protagonisti dello star system a passeggio, a una festa privata o ai grandi gala con un abito, una borsa, un paio di occhiali o un gioiello firmato dai nostri Armani, Bulgari, Dolce&Gabbana, Prada, Tod´s, Valentino, Versace e i tanti altri portabandiera dello stile italiano. Più difficile esibire, teatralizzare una macchina, una lavatrice o un mobile. Anche se, per la verità, alcuni oggetti di design sono "protagonisti" di molti film in cui è importante creare ambienti dalle atmosfere eleganti: una lampada Artemide qua, un tavolo di De Padova là. Una sedia o un vaso Driade in cucina, una poltrona Frau in salotto.
E proprio il design è quello che sta facendo passi da gigante sui mercati internazionali. Non è un caso se il gruppo Targetti nelle scorse settimane è stato chiamato a illuminare il teatro dell´Opera di Vienna, con un evento di inaugurazione spettacolare: nella piazza del teatro mentre partiva il carosello di fuochi d´artificio, si sono levate nell´aria le musiche dell´Aida.
Stessa "emozione" italiana anche in Cina, dove Guzzini già l´anno scorso ha avuto l´incarico di illuminare l´Opera House di Pechino.
Il made in Italy si sta distinguendo anche in un settore difficile come la nautica. "Nell´arco degli ultimi quattro anni - racconta in proposito Luciano Giannetti - il fatturato globale del settore è praticamente raddoppiato. Da 1, 255 miliardi di euro del 2002 è arrivato ai 2,196 del 2005". E questo grazie a marchi storici come Ferretti, Azimut-Benetti, ma anche a firme meno conosciute come Baia e Cranchi che hanno portato il Bel Paese a essere il primo al mondo nel comparto delle barche a motore che vanno dai 20 ai 50 metri.
Nella storia della nautica merita un posto di riguardo quella di un outsider come Fabio Perini che negli anni Ottanta del secolo scorso ha creato e sviluppato un sistema di automazione del controllo della parte velica che è diventato lo stato dell´arte della tecnologia della navigazione a vela. E oggi il suo gruppo, Perini Navi, è leader mondiale nella progettazione e costruzione di grandi navi a vela, con una flotta di 38 velieri in navigazione.
Dalle barche all´auto, un esempio tra i più significativi di capacità imprenditoriale made in Italy, che ha saputo coniugare creatività, tecnologia, design e stile con bilanci e conti in ordine è la Ferrari. Fino a qualche anno fa, forte della sua immagine, la casa di Maranello praticamente vendeva un marchio e un motore. "Oggi - dice in proposito Giannetti - le Ferrari sono comode, belle, con una tecnologia perfetta e un design di lusso". E per poter mettere le mani sul volante di una "rossa" c´è gente che aspetta dai 12 ai 13 mesi.
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