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Come è percepito il Made in Italy all'estero?
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Come è percepito il Made in Italy all'estero?
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mer 19 ottobre 2005 11:06 Pubblicato in Approfondimenti
Da una indagine delle Camere di Commercio Italiane all'Estero, un quadro positivo sull'opinione che gli stranieri hanno del nostro Paese.
Assocamerestero e 53 Camere di commercio italiane all’estero hanno condotto l’indagine in 34 Paesi, i cui risultati sono stati illustrati a Pescara nel corso della 14/a Convention mondiale delle Camere di Commercio italiane all’estero.
Secondo il 93,5% degli intervistati (buyer, rappresentanti di istituzioni locali, associazioni imprenditoriali, fiere e media) la differenza nei prodotti italiani sta nella qualità; per l’89% sono fondamentali il design e il packaging. Il 98% percepisce l'Italia come la "culla del design e della creatività", convinzione molto radicata soprattutto in Europa e in Giappone.
A conferma della qualità del made in Italy, il 52% degli intervistati collocherebbe in Italia un centro di progettazione e design (a titolo di confronto, si tratta di percentuali quasi doppie rispetto a Cina e Stati Uniti) e ben il 61% si affiderebbe ad aziende italiane per servizi di ricerca e sviluppo.
Vi sono anche degli aspetti negativi, nella visione che è emersa dell'Italia: in particolare, banche e sistema giudiziario non sono ancora ritenuti del tutto affidabili.
Ma che cosa si intende per "Made in Italy"? Dall'indagine emergono opinioni per certi versi contraddittorie, e dimostrano che si tratta di un espressione che ha ormai trasceso il significato letterale di "fatto in Italia": ben il 25% degli intervistati non considerano "Made in Italy" come un "marchio" di "legame on il territorio".Il 7% degli intervistati ritiene decisivo che beni e servizi “made in Italy” si ispirino direttamente alla tradizione e cultura italiana, ma per un altro 18% è addirittura irrilevante che siano realizzati in Italia, a patto che ne rispettino lo "standard", ossia che mantengano gusto, design e qualità tipica dei prodotti italiani e ne evochino lo stile. Il 17% del campione associa l’espressione "made in Italy" solo ad alcune produzioni: moda e agroalimentare in primo luogo, ma anche l’auto e la l’arredo-casa.
I settori economici percepiti dagli intervistati come "poli d’eccellenza" sono infatti moda, mobili e arredo, architettura, design e restauro. In coda troviamo Ict/audiovisivi, chimica e farmaceutica.
Allora non vale la pena produrre in Italia? Invece sì: nelle preferenze degli intervistati, l’Italia supera perfino la Germania in un’ipotetica classifica sul luogo dove aprire uno stabilimento produttivo: è quarta dopo Cina, Brasile, Usa. Ed è addirittura seconda ai soli Stati Uniti quando si tratta di scegliere un paese dove lanciare nuovi prodotti. Motivo: il consumatore italiano è ritenuto curioso, esigente, attento alla qualità e all’estetica.
http://www.cciepescara2005.it
Secondo il 93,5% degli intervistati (buyer, rappresentanti di istituzioni locali, associazioni imprenditoriali, fiere e media) la differenza nei prodotti italiani sta nella qualità; per l’89% sono fondamentali il design e il packaging. Il 98% percepisce l'Italia come la "culla del design e della creatività", convinzione molto radicata soprattutto in Europa e in Giappone.
A conferma della qualità del made in Italy, il 52% degli intervistati collocherebbe in Italia un centro di progettazione e design (a titolo di confronto, si tratta di percentuali quasi doppie rispetto a Cina e Stati Uniti) e ben il 61% si affiderebbe ad aziende italiane per servizi di ricerca e sviluppo.
Vi sono anche degli aspetti negativi, nella visione che è emersa dell'Italia: in particolare, banche e sistema giudiziario non sono ancora ritenuti del tutto affidabili.
Ma che cosa si intende per "Made in Italy"? Dall'indagine emergono opinioni per certi versi contraddittorie, e dimostrano che si tratta di un espressione che ha ormai trasceso il significato letterale di "fatto in Italia": ben il 25% degli intervistati non considerano "Made in Italy" come un "marchio" di "legame on il territorio".Il 7% degli intervistati ritiene decisivo che beni e servizi “made in Italy” si ispirino direttamente alla tradizione e cultura italiana, ma per un altro 18% è addirittura irrilevante che siano realizzati in Italia, a patto che ne rispettino lo "standard", ossia che mantengano gusto, design e qualità tipica dei prodotti italiani e ne evochino lo stile. Il 17% del campione associa l’espressione "made in Italy" solo ad alcune produzioni: moda e agroalimentare in primo luogo, ma anche l’auto e la l’arredo-casa.
I settori economici percepiti dagli intervistati come "poli d’eccellenza" sono infatti moda, mobili e arredo, architettura, design e restauro. In coda troviamo Ict/audiovisivi, chimica e farmaceutica.
Allora non vale la pena produrre in Italia? Invece sì: nelle preferenze degli intervistati, l’Italia supera perfino la Germania in un’ipotetica classifica sul luogo dove aprire uno stabilimento produttivo: è quarta dopo Cina, Brasile, Usa. Ed è addirittura seconda ai soli Stati Uniti quando si tratta di scegliere un paese dove lanciare nuovi prodotti. Motivo: il consumatore italiano è ritenuto curioso, esigente, attento alla qualità e all’estetica.
http://www.cciepescara2005.it
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