La “fabbrica del design” secondo Castelli

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{mosimage}”Gli imprenditori del settore sono stati spesso descritti quali attori comprimari nelle storie degli oggetti, mentre dei designer credo si sia parlato anche troppo”

«Ho dedicato gran parte della mia vita al disegno industriale, ne conosco vita, morte e miracoli». Parte da questa constatazione l’idea di Giulio Castelli, fondatore dell’azienda Kartell di scrivere un libro: “La fabbrica del design, conversazioni con i protagonisti del design italiano”. «Da sempre trascurati dalle maglie elastiche della critica, gli imprenditori del settore sono stati spesso descritti quali attori comprimari nelle storie degli oggetti, mentre dei designer credo si sia parlato anche troppo». Si tratta di interviste raccolte da Castelli nell’arco di un decennio che offrono al lettore un’interessante spaccato di una delle principali realtà del made in Italy: «Uno dei segreti del successo del design italiano è la media dimensione aziendale o in alcuni casi la conduzione familiare. Grazie alla loro agilità sono state capaci di assumersi rischi, hanno potuto produrre prototipi e condurre sperimentazioni che invece le grandi aziende multinazionali non potevano permettersi». In contemporanea Kartell ha ampliato il suo museo all’interno dello stabilimento di Noviglio, nel cuore della Brianza: «Esposizione nata allo scopo di conservare, promuovere e valorizzare il patrimonio culturale, ideale, materiale e immateriale dell’azienda».

Intanto l’azienda continua a crescere, soprattutto in mercati nuovi, Medio Oriente, Arabia, Dubai, Hong Kong, Brasile, ed i negozi monomarca che attualmente sono centodieci, entro dicembre diventeranno centocinquanta posizionati in ottantacinque paesi. Il fatturato ha raggiunto nel 2006 centotrenta milioni di euro, con un prodotto che ha dalla sua: «La caratteristica di essere assolutamente industriale e globalizzato, ed è questo fattore che ci rende forti nel settore».

La storia di Kartell è incominciata cinquantasette anni fa con Giulio Castelli. La svolta è arrivata nel 1988 quando tutte le quote dell’azienda che all’epoca fatturava circa ventisei miliardi di lire sono state comprate da Claudio Luti, marito della figlia di Castelli. Luti arrivava dalla moda, era socio di Gianni e Santo Versace, aveva liquidità e soprattutto, come è lui stesso a spiegare: «Molta voglia di scommettere su qualcosa di nuovo». Dalla moda aveva imparato molto ma di design sapeva poco: «Sicuramente Kartell aveva già una connotazione prettamente industriale. Ho applicato parte della mia esperienza con i Versace nella gestione dell’azienda soprattutto per quanto riguarda la distribuzione del prodotto, mantenendo una forte attenzione nei confronti del retail». Nell’operazione “rilancio” avviata da Luti hanno giocato un ruolo importante i grossi nomi che negli anni hanno firmato i pezzi. Ron Arad, Ronan e Erwan Bourullec, Michele De Lucchi, Antonio Citterio, Patricia Urquiola solo per citarne qualcuno. «Mi interesso molto al design ma la nostra non è un’azienda che può permettersi di fare scouting, quindi quando ingaggiamo un designer lo scegliamo sempre tra le grosse firme». La moda a Luti non manca: «E’ un settore troppo rapido, dove ogni stagione richiede un grosso lavoro innovativo e si conclude con una sfilata di dieci minuti. Il design, invece è molto più strutturato dal punto di vista progettuale. I nostri prodotti non hanno collocazione temporale, possono durare vent’anni». Kartell, che produce tutto in Italia punta su numeri sempre più elevati: «Non facciamo pezzi unici, siamo un’industria in grado di produrre 35 sedie all’ora e di consegnare pezzi quotidianamente e la nostra strategia è impprontata sulla distribuzione di grandi quantitativi su scala internazionale». Ed è proprio in quest’ottica, per dare risalto al valore degli imprenditori che è nata l’idea di scrivere il libro: «E’ un’attività che non nasce dalla creatività di un singolo, ma che può realizzarsi solo attraverso la collaborazione di un gruppo di persone che raccolga le competenze, non meno creative, necessarie per la realizzazione del progetto»

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