La collezione 3D di DuPont Corian, motivi tridimensionali ispirati alla matematica

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Per fornire eleganti e moderne soluzioni di rivestimento verticale destinate ad ambienti interni, DuPont introduce sul mercato la collezione “3D” di pannelli decorativi in DuPont Corian, caratterizzati da sofisticati pattern tridimensionali ottenuti grazie ad avanzate tecnologie di lavorazione. I pannelli decorativi della collezione “3D” di DuPont Corian possono essere utilizzati in un’ampia gamma di ambienti, residenziali e commerciali.

La collezione”3D” si basa su una tecnologia che permette di applicare velocemente su DuPont Corian complessi e sofisticati motivi tridimensionali. Questa tecnologia combina avanzati software per la manipolazione geometrica con una tecnica di modellazione ad elevate prestazioni e di grande versatilità. La prima materializzazione della collezione “3D” è la serie “Math, che comprende pannelli con eleganti pattern di alta tridimensionalità ispirati alle teorie di famosi matematici e a funzioni matematiche. La collezione “3D” sarà progressivamente arricchita con altre serie e
modelli, sempre caratterizzati da innovativi pattern tridimensionali.

La serie “Math” è composta da sei differenti modelli: Fibonacci, Gauss, Moirè, Fourier, Voronoi (tutti di lunghezza 2.400 mm x altezza 700 mm) e Phyllotaxis (lunghezza 700 mm x altezza 700 mm). La serie “Math” è il risultato della creativa collaborazione tra l’Arch. Corrado Tibaldi di DuPont Building Innovations e un team di consulenti esterni formato dall’Ing. Prof. Alessio Erioli e dall’Arch. Andrea Graziano. 

La tecnologia adottata per la collezione “3D” permette a DuPont di soddisfare – con un ridotto periodo di prototipazione e a costi competitivi – le esigenze di realizzazione di pannelli in DuPont Corian con pattern su misura, soddisfacendo specifiche esigenze progettuali di architetti, designer e aziende di arredamento e interior design.

Gauss
la forma è il risultato della suddivisione del pannello in un numero variabile di celle. Ogni singola cella è considerata come un diagramma composto da due forme modulari. L’apertura originata da queste forme è regolata dai valori di una curva gaussiana pienamente controllata. Una di queste forme si muove all’interno dello spazio secondo un parametro di distanza che genera una sorta di tasca.

 

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Phyllotaxis
La forma del pannello trae ispirazione dalla famosa spirale di Fibonacci. Il motivo Phyllotaxis si basa su due serie di spirali che si sviluppano in direzioni opposte. Le forme che emergono da questa intersezione costituiscono la base di una serie di curve interne che si muovono in maniera inversamente proporzionale alla loro distanza dal centro della spirale. La superficie risultante ricorda un bassorilievo a motivo floreale.

 

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Voronoi
La forma del pannello è ricavata da un diagramma di Voronoi che ha la base su una superficie in cui sono suddivisi i punti di una spirale. Il contorno di ogni singola cella Voronoi genera un’altra curva bilanciata che si dirige verso un’altezza determinata. Il contorno della cella originale Voronoi e le curve costituiscono la base di una superficie funzionale dal caratteristico aspetto “tassellato”.

 

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Fourier
La forma del pannello è il risultato della suddivisione della superficie in fasce o nastri di altezza variabile. Ogni fascia è caratterizzata da un particolare motivo sinusoidale che si basa su un intervallo (che varia in maniera casuale), tra distanza e altezza. L’aspetto finale del pannello appare come il risultato di un’applicazione di forze vibranti che movimentano le singole superfici.

 

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Fibonacci
La forma del pannello è strettamente collegata alla successione di Fibonacci, ai quadrati costruiti su di essa e
al rettangolo d’oro che ne risulta. Ogni singolo quadrato è trasformato in una cella di riferimento con un’altezza massima variabile e angolo e diametro stretti. I quadrati ottenuti materializzano in proporzione la sequenza di Fibonacci sulla superficie del pannello

 

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Moirè
La forma del pannello si ottiene grazie a un processo di suddivisione del pannello stesso in un numero variabile di strisce. La distanza del centro di ogni striscia da un ipotetico punto di attrazione governa l’altezza e la deviazione delle curve sinusoidali che generano la superficie. Il risultato ottico delle risultanti “onde” produce una sorta di effetto Moirè sulla superficie del pannello.

 

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ID4A – master in Industrial Design for Architecture

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id4a.jpgIl Politecnico di Milano insieme a Giugiaro Architettura e al Consorzio universitario POLI.design organizzano la prima edizione del master in Industrial Design for Architecture (ID4A) . Si tratta di un master della durata di un anno svolto in lingua inglese che prenderà  il via a Milano ad Aprile 2010. 

Il master è strutturato per coniugare il sapere derivante da due settori di eccellenza in Italia: il design e la produzione di componenti per l’edilizia.

Il Master ID4A – Industrial Design for Architecture si pone l’obiettivo di completare la formazione dei progettisti, ampliandone le competenze e la capacità di problem solving con le soluzioni e gli strumenti tipici del Disegno Industriale.I professionisti del futuro devono infatti essere in grado di progettare edifici o componenti in cui, non solo, l’estetica si leghi alla funzionalità, ma anche all’efficienza della produzione industriale. Gli edifici diventano prodotti: si consumano, si vivono e si abitano, e come tali devono essere concepiti e costruiti.

In quest’ottica, ogni edificio rappresenta un macrosistema complesso di elementi che si integrano ed interagiscono tra loro: il progettista ha il compito di valutare l’efficienza, la qualità ma anche l’estetica di ogni singola componente affinché il risultato sia ottimale.

Grazie a un percorso formativo che coadiuva la ricerca teorica ad un’intensa attività sul campo (progetti, workshop, visite e stage nelle maggiori realtà  dell’architettura e del design italiane), il Master ID4A fornisce ai progettisti non solo la forma mentis, ma anche le competenze specifiche in grado di renderli professionisti completi e competitivi sul mercato internazionale.

 

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Mutina Ceramiche e Davide Groppi : design e luci come oggetti del desiderio

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La personalità poliedrica di Fausto Mazza firma alcune delle immagini della nuova collezione Mutina Ceramiche inserite all’interno dei nuovi cataloghi e del primo Mutina Report 09, pubblicazione a cadenza annuale presentata in occasione del Cersaie ‘09 per comunicare attraverso un media completo e innovativo i progetti attuati e in corso di realizzazione, le novità prodotto e gli eventi che hanno visto l’azienda protagonista nel 2009.

fausto-mazza.jpgComunicazione visiva e fotografica anche per il brand di design Mutina Ceramiche e Davide Groppi : design e luci come oggetti del desiderio.
che affida a Fausto Mazza, la realizzazione di alcune delle immagini per il catalogo prodotti 2009, scattate all’interno dello show room e nuovo punto vendita milanese Via Medici 13 e la scelta delle fotografie per la realizzazione di CambiodiStagione, “magazine” quadrimestrale in uscita proprio in occasione dei cambi stagionali per presentare prodotti e nuovi progetti in corso. Interamente di Fausto Mazza le immagini utilizzate per l’ultimo numero del magazine uscito in occasione dell’equinozio d’autunno.

Caratteristiche comuni in materia di comunicazione visiva per i due brand di design che scelgono entrambi di affidarsi all’obiettivo puro ed essenziale di Fausto Mazza fotodesigner che dal 1989, si occupa di comunicazione digitale unendo passioni, interessi e amore per la ricerca in campo visivo, sonoro e tecnologico e già autore di alcune importanti collaborazioni tra cui la realizzazione delle campagne per il Piacenza Jazz Fest. Un visual minimale che toglie per arrivare all’essenza di un’immagine o di una campagna, rivelando il valore puro dell’oggetto da comunicare e raccontando il prodotto attraverso segni ricorrenti che creano un percorso di emozioni dentro e fuori l’immaterialità della luce by Davide Groppi e delle superfici Mutina. Immagini che diventano per i due brand, carte d’identità fondamentali per una lettura lucida ed essenziale dei prodotti con cui realizzare brochure, cataloghi prodotti, materiale di comunicazione, magazine, nonché attive collaborazioni nell’interior design, come l’evento Light on Surface, che ha visto le Ceramiche Mutina negli scenari luminosi di Davide Groppi in un evento per la presentazione della linea The Bugs Family firmata dalla designer spagnola Patricia Urquiola.

FaustoMazza Studio è specializzato nell’utilizzo di media differenti e dai differenti linguaggi, uniti per creare sistemi di comunicazione, immagini e progetti innovativi e di grande impatto emotivo, nonché funzionali all’obiettivo del committente. 

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Un incontro per presentare la nuova collana dedicata al Design Center Bologna edita da FrancoAngeli

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Mercoledì 25 novembre 2009 alle ore 18,00 in occasione degli appuntamenti del ciclo Pagine di Design che la Design Library di Milano (via Savona 11), dedica ogni mercoledì ai libri che parlano di design, verrà presentata la nuova collana editoriale curata dal Design Center Bologna e edita da Franco Angeli .

Per l’occasione verranno illustrati i primi due volumi in uscita:

  • LE SCELTE DEL PACKAGING. Competenze tecniche e strategie industriali per l’ottimizzazione della filiera (a cura di Carlo Branzaglia e Marco Sachet);
  • IL DIZIONARIO DEL BRAND di Marty Neumeier (con, in appendice, La brand strategy di Gionata Pistoni)

La presentazione vedrà l’intervento di: Giovanni Anceschi (Università IUAV di Venezia, Presidente Comitato Scientifico Design Center Bologna) Aldo Colonetti (Direttore Scientifico IED, Membro Comitato Scientifico Design Center Bologna) Carlo Forcolini (Forcolini.Lab, Membro Comitato Scientifico Design Center Bologna) Marco Sachet (Direttore Istituto Italiano Imballaggio) Paolo Tondo (Senior Editor FrancoAngeli) Carlo Branzaglia (Responsabile Design Center Bologna).

 

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Questa collana è pensata, come tutto l’operato del Design Center Bologna – spiega Carlo Branzaglia, responsabile del Design Center medesimo – in un ruolo di servizio: finalizzato a comprendere l’importanza del design come metodologia di innovazione dei prodotti e dei processi. Quindi: un’attenzione per le filiere, come quelle del packaging, indagata dal convegno di cui il volume raccoglie gli atti; ma anche un dizionario, quello di Neumeier tradotto dagli Usa, che permette di riunire le parole chiave del design e quelle dell’impresa, in modo da far dialogare le due culture.

Il volume LE SCELTE DEL PACKAGING. Competenze tecniche e strategie industriali per l’ottimizzazione della filiera curato da Carlo Branzaglia e Marco Sachet, è il primo volume della collana editoriale Design Center Bologna, edito da FrancoAngeli.  Il volume, raccoglie gli atti del convegno Le scelte del packaging, (17 giugno 2008), prima conferenza della serie Scenari, dedicata di anno in anno al monitoraggio di un settore produttivo particolarmente rilevante dell’Emilia Romagna, ma di dichiarata importanza anche a livello nazionale. Con l’obiettivo di verificare il ruolo del design non solo come generatore di dinamiche di contatto con l’utente, ma anche come elemento chiave della strategia imprenditoriale complessiva e metodo di ottimizzazione del processo produttivo stesso.

Obiettivo del volume è fotografare la filiera del packaging, leggendone la complessità produttiva, il dinamismo imprenditoriale, la reattività alle sfide proposte dallo scenario attuale. Si è cercato di cogliere pragmaticamente le opportunità che il design può offrire nell’affrontare queste sfide, fornendo una visione a tutto tondo di ciò che è emerso dal convegno grazie agli interventi di designer, imprenditori, tecnici, economisti, amministratori e ricercatori. Il tema del packaging d’altra parte risulta inquadrabile sotto molti e diversi punti di vista, data la sua centralità nelle logiche economiche, progettuali, comunicative, ed infine ecologiche, offerte dell’attuale scenario

Il secondo volume della collana Design Center Bologna, che verrà presentato sempre nella stessa giornata, è il IL DIZIONARIO DEL BRAND di Marty Neumeier. Il volume verte sull’importanza del legame del design con il brand e sulla necessità di un dialogo efficace, di una terminologia condivisa, all’interno della cultura di impresa. Nasce con lo scopo di fornire una serie di parole fondamentali per permettere al design di svolgere efficacemente il proprio ruolo all’interno delle politiche del brand, ovvero della marca, come riferimento strategico per l’intervento del progettista. Il design riguarda i processi, prima ancora che i prodotti. Si propone di capire come funzioni il design in azienda, e come storicamente il suo concetto si sia delineato. Il Dizionario del brand è la prima pietra nella creazione delle fondamenta linguistiche, ovvero di una serie di termini che permettano agli specialisti di discipline differenti di lavorare insieme nell’ambito di una più ampia comunità di pratiche. Marty Neumeier afferma che “nonostante questi termini siano largamente utilizzati dai brand specialist, la maggior parte di essi non è ancora comparsa in altri dizionari o glossari. Dei 221 termini qui definiti, un buon numero è stato introdotto da autori nel mondo del lavoro, nel qual caso ho cercato di indicare anche i titoli dei loro libri. In effetti, se si acquistassero tutti i volumi citati in questo dizionario, si avrebbe una buona base per una biblioteca sul brand”. L’edizione qui presentata, è la versione tradotta di un lavoro partito dal gruppo di ricerca sulla brand experience generato da AIGA, associazione statunitense dei graphic artists: il Dictionary of brand, nella versione originale concepito proprio come un dizionarietto tascabile, con efficaci illustrazioni, e più di 200 termini destinati a permettere un dialogo fra design e cultura di impresa.

Secondo le parole di Carlo Branzaglia: Si è ritenuto opportuno aggiungere un’appendice che, estendendo il tema del rapporto fra brand e design, ricollegasse il Dictionary alle questioni relative al design management, ovvero la gestione del design all’interno delle politiche di impresa. Questa l’interpretazione data dall’autore del testo, Gionata Pistoni, a partire da un lavoro di ricerca svolto presso l’Università Bocconi. In tale maniera, ovviamente, si comprende anche perché il Design Center Bologna inserisca questo volume nella sua collana: proporre politiche efficaci di gestione del design non può che essere obiettivo prioritario, per le strutture del suo genere.

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Io non sono standard, ma il design non lo sa: dalla Camera di Commercio di Milano Idea Design For Al

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La Camera di Commercio di Milano in collaborazione con l’Associazione Design for All Italia lancia Idea Design for All, un progetto speciale per l’innovazione dedicato alle piccole e medie imprese di Milano e provincia che mira a diffondere il Design for All–DfA, una nuova cultura progettuale che risponde alle sempre più diversificate necessità dell’intera società.

Il Design for All nasce dalla constatazione che la progettazione industriale tradizionale è rivolta a un potenziale utente standard, con conseguente esclusione però della maggioranza della popolazione. Il Design for All rappresenta la risposta a questa penalizzazione: è una metodologia che, grazie alla sinergia tra specialisti in diverse discipline – design, ergonomia e marketing – e in virtù anche del confronto con gli utilizzatori in tutte le fasi del processo, punta a realizzare prodotti che soddisfino i singoli individui nelle loro specificità (la persona bassa, quella molto alta, la donna incinta,…), al tempo stesso valorizzandole.

L’approccio DfA consente non soltanto la creazione di prodotti di design caratterizzati da un’elevata qualità estetica, ma anche nuovi vantaggi economici per le piccole e medie imprese che adottano questa innovativa cultura progettuale. La loro competitività, infatti, aumenta grazie al raggiungimento di nuovi target di clienti e alla fidelizzazione di quelli occasionali. L’immagine delle aziende viene inoltre valorizzata dal contenuto etico insito nel concetto DfA, che consente di evitare eventuali fenomeni di disagio o emarginazione causati dai prodotti standard.

Durante la conferenza di presentazione del progetto Idea Design for All, che si terrà il 25 novembre, dalle ore 9 alle ore 13, presso Palazzo Affari ai Giureconsulti, le piccole e medie imprese della provincia di Milano avranno la possibilità di conoscere i vantaggi dell’innovazione offerta dal Design for All, grazie anche alla testimonianza di tre grandi aziende: Autogrill, BTicino e Snaidero.

Tra le imprese che presenteranno la domanda di adesione al progetto entro il prossimo 11 dicembre ne verranno selezionate cinque che dovranno rispondere ad alcuni criteri richiesti dalla Camera di Commercio di Milano, come il know-how tecnico dell’impresa o le caratteristiche dei prodotti da realizzare in chiave DfA. Grazie al supporto dell’Associazione Design for All Italia le cinque imprese scelte intraprenderanno un percorso formativo organizzato in tre workshop durante i quali verranno analizzati nel dettaglio i diversi aspetti del DfA – il marketing, l’ergonomia e il design -, fondamentali per ottenere le basi progettuali e le linee conduttrici per realizzare concretamente un prodotto DfA.

L’impresa che realizzerà la migliore idea DfA – selezionata da una giuria formata da rappresentanti della Camera di Commercio e dell’Associazione Design for All Italia – avrà la possibilità di usufruire della consulenza del team di Design for All Italia non soltanto per la concreta realizzazione dei progetti, ma anche per il lancio e per la commercializzazione del nuovo prodotto.

Tra i criteri di selezione per decretare l’impresa vincitrice sarà determinante la capacità progettuale dell’azienda, in quanto il team di Design for All Italia svolgerà solo una funzione di affiancamento ai progettisti aziendali, ma non li sostituirà nella concreta realizzazione della loro idea DfA.

Con questo progetto la Camera di commercio vuole fornire un ulteriore supporto alle piccole e medie imprese milanesi che hanno scelto di imboccare la via del l’innovazione per fare fronte alla crisi economica – afferma Carlo Sangalli, Presidente della Camera di Commercio di Milano – L’approccio Design for All offre infatti alle singole imprese la possibilità di ampliare il proprio mercato di riferimento, rafforzare la qualità del prodotto e la competitività”.

Al termine del progetto l’impresa vincitrice realizzerà un prototipo o una maquette di un prodotto DfA che potrà lanciare sul mercato, grazie anche agli strumenti acquisiti durante l’intero percorso, e che potrà concorrere all’assegnazione dei marchi di qualità DfA Start o DfA Quality.

Per ulteriori informazioni: www.mi.camcom.it/dfa

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Movie Up – Gira in verde: concorso video sui consumi sostenibili

Category : concorsi

ARPAV, Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, organizza con il patrocinio dell’UNESCO, del MIUR e della Regione del Veneto, un concorso video a premi sul tema del consumo responsabile e sostenibile.

Il concorso è indirizzato ai giovani di età inferiore ai 27 anni e si articola in due sezioni:

  • Studenti di età non inferiore a 18 anni degli istituti scolastici statali e paritari di secondo grado con sede nel territorio del Veneto.
  • Giovani fino a 27 anni residenti in Veneto o iscritti alle Università del Veneto.

Ad ogni sezione verranno attribuiti 3 premi: 3.000,00 / 2.000,00 / 1.000,00 euro.

Verrà inoltre attribuito un premio speciale di 6.000 euro assegnati a completamento di un periodo di stage di 6 mesi presso ARPAV. Le opere realizzate dovranno avere durata massima non superiore agli 8 minuti.
Il termine per la consegna è lunedì 11 gennaio 2010.

Il regolamento del concorso e la scheda di partecipazione sono scaricabili dal sito di ARPAV: http://www.arpa.veneto.it/home/htm/concorso_movieup.asp

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6×6 Women: Il mondo visto attraverso l’obbiettivo di sei giovani fotografe di Fabrica

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Fabrica , il laboratorio creativo di Benetton, e la galleria Studio La Città presentano, con il patrocinio del Comune di Verona, 6×6 Women, una serie di sei mostre fotografiche che si avvicenderanno negli spazi della galleria, dal 21 novembre 2009 alla fine di gennaio 2010.

La collaborazione nasce con l’intento di gettare uno sguardo sul mondo che ci circonda, dando spazio ai lavori realizzati da alcune giovani fotografe che sono state o sono attualmente residenti presso Fabrica. Quello che ne risulta è una rappresentazione della realtà che si sofferma su alcuni aspetti normalmente in ombra del mondo intorno a noi. Con l’approccio caratteristico di Fabrica, questa mostra dà quindi espressione al resto del mondo, e ci avvicina empaticamente a quell’umanità nascosta che non sta sotto i riflettori, ma ha molto da raccontare.

La spagnola Laia Abril ha fotografato una coppia di lesbiche di New York; l’inglese Liz Hungley è andata a Birmingham, città multietnica e multiculturale, per investigare la convivenza tra gruppi etnici e religiosi diversi; l’americana Kitra Cahana ha esplorato la condizione femminile in alcuni ambienti ebrei ultra-ortodossi, nel villaggio ucraino di Uman; la canadese Jennifer Osborne ha seguito due ex-detenute brasiliane rilasciate dal carcere di Rio de Janeiro, cogliendo i primi momenti di smarrimento provati nel rituffarsi nella vita “libera”; l’inglese Leonie Purchas ha indagato i due stili di vita della famiglia Villamil, divisa geograficamente tra Stati Uniti e Cuba, ma unita dalle tradizioni delle comuni origini; infine Olivia Arthur ha esplorato la condizione sospesa tra culture diverse, immortalando giovani donne che vivono tra Europa e Medio Oriente.


6×6 Women – La rassegna fotografica

Studio La Città

Lungadige Galtarossa 21

37133 Verona

Appunti dalla mostra

Laia Abril – Femme Love
21 novembre 2009

 

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Questa è la storia di Mox and Jenny, una coppia innamorata, che cerca di andare per la propria strada, scavalcando tabù e stereotipi, lontano dal pregiudizio e la bigotteria. Lo sfondo della vicenda di queste due giovani donne è il quartiere di Brooklyn, nella città di New York.

 

Liz Hingley – Under Gods, stories from the Soho Road
28 novembre 2009

 

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A Birmingham convivono quasi 90 diverse nazionalità, e solo sulla Soho Road più di trenta edifici sono adibiti a luogo di culto per diverse espressioni religiose o gruppi etnici. In questa via è infatti la religione, più che la razza, a definire le comunità locali. Questo reportage vuole mostrare come, anche nell’angusto spazio geografico di una strada, possano vivere fianco a fianco stili di vita completamente diversi.

 

 


Kitra Cahana – Pilgrimage to Uman
12 dicembre 2009

 

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Questo reportage è il frutto di un viaggio a Uman, cittadina nel cuore dell’Ucraina, dove da secoli vive un’importante comunità ebraica. Le immagini narrano con una qualità espressiva toccante e poetica il sopravvivere fiero di antiche tradizioni ortodosse, che talvolta costringono le donne a una condizione di segregazione.

Jennifer Osborne – Here you are, a wilted flower
22 dicembre 2009

 

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Due giovani donne sono appena state rilasciate dalla prigione di Bangu, a Rio de Janeiro. Barbara, condannata per aver rapito un turista, ha lasciato in carcere la sua amante e cerca di riallacciare i rapporti con una ex in stato di semi-libertà. Maria cerca di superare la solitudine che prova e di intrecciare nuovamente un rapporto con i suoi quattro figli, da cui è stata distante per tre anni.

Leonie Purchas – Divided Lives
8 gennaio 2010

 

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Felipe Villamil è un sacerdote della Santeria, un credo religioso nato dall’intreccio di credenze cristiane e africane Youruba, che negli anni Ottanta ha dovuto lasciare Cuba, il suo paese d’origine, per raggiungere gli Stati Uniti. Felipe è ora il trait d’union tra vite divise: la prima famiglia, rimasta a Cuba, e la seconda, che Felipe si è formato negli Stati Uniti. A tenere unite le due famiglie sono le tradizioni delle comuni origini.

Olivia Arthur – The middle distance
15 gennaio 2010

 

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Lungo il confine tra Europa e Asia si trova un luogo in cui le tradizioni dell’Est incontrano l’influenza dell’Ovest; sospeso in maniera ambigua nel mezzo, né da una parte né dall’altra: la distanza di mezzo. Queste immagini raccontano dell’incontro tra culture diverse, per spiegare cosa significa davvero emancipazione femminile.

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IED Roma: ciclo di conferenze per parlare di futuro. Primo appuntamento con Giacomo Costa

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Talking IED about future è un ciclo di conferenze pubbliche in cui IED Roma invita personaggi del mondo della cultura e delle professioni creative a raccontare attraverso il proprio lavoro le questioni legate alla costruzione di un futuro possibile.

Questi incontri, insieme agli altri eventi che scandiranno l’anno accademico, anch’essi incentrati sul medesimo tema, costituiranno un terreno comune ed interdisciplinare di indagine per la comunità creativa che rappresenta lo IED, con i suoi 1200 studenti e circa 500 docenti, capace di stimolare ed indirizzare le occasioni progettuali concrete – tesi e workshop – che si svilupperanno durante l’anno verso un orizzonte di ricerca comune.

Per il primo appuntamento di Talking IED, ciclo di conferenze pubbliche con personaggi del mondo della cultura e delle professioni creative, IED Roma ospita Giacomo Costa, eclettico artista fiorentino che si muove tra la fotografia, il disegno digitale, il render di spazi e il collage, concentrando la sua poetica sul paesaggio urbano contemporaneo.
Attratto fin dagli inizi dalla fotografia, il suo lavoro trova la massima realizzazione nella scoperta delle possibilità di manipolazione delle tecnologie digitali.

Tra le esposizioni più celebri si annoverano la X Biennale d’Architettura di Venezia e il Centre Pompidou, che espone un suo lavoro entrato a far parte della collezione permanente. Partecipa all’attuale Biennale di Venezia, 53a Esposizione Internazionale d’Arte per il Padiglione Italia.

In Talking IED, esporrà la propria storia di artista presentando una selezione di lavori, con un focus sulla sua ricerca e il mondo dell’architettura.

Nell’anno in cui ricorre il centenario del Futurismo, L’Istituto Europeo di Design di Roma propone di tornare a parlare di Futuro con lo sguardo rivolto in avanti, verso un orizzonte abbastanza ampio da abbracciare le molte urgenze del nostro tempo, ma con i piedi ben saldi nel territorio in cui viviamo.
Futuro è una parola chiave capace di far emergere alcune delle questioni centrali ed urgenze della contemporaneità, e di definire un primo bacino di indagine sul territorio concreto della città, ma anche su quello vasto degli ambiti creativi in cui si muove l’Istituto – moda, design, arti visive, comunicazione- per individuare ulteriori percorsi di ricerca da sviluppare negli anni a venire, in cui elaborare e sperimentare soluzioni e visioni senza le quali non è possibile immaginare o costruire il domani.

Un calendario articolato di interventi che si svolgeranno una volta al mese, alternativamente nelle due sedi IED di Testaccio e San Giovanni, seguiti da un cocktail tematico proposto da Food House, partner dell’evento

 

Prossimi appuntamenti Talking IED

26 novembre    Giacomo Costa
3 dicembre    Romeo Gigli
21 gennaio    Arturo Di Corinto
11 febbraio    Sergio Brancato
18 marzo    Felice Limosani
22 aprile    NL Architects
20 maggio    Giuseppe La Spada
24 giugno    Andrea Branzi e Giorgio Tartaro

www.ied.it

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Workshop gratuito Design A++, 2 dicembre a Treviso

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L’efficienza energetica e la compatibilità ambientale sono temi sempre più centrali per competere sul mercato. Non solo per una crescente sensibilità del grande pubblico alle problematiche ecologiche ed ambientali, ma perché l’efficienza energetica di un prodotto nasce fin dalla sua ideazione e produzione, e quindi si può ben dire che un prodotto “eco-compatibile” è in realtà un prodotto nel quale si ha un’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse: un tema che per molti versi è il più tipico delle problematiche aziendali, non ultimo nei momenti economicamente difficili.

In quest’ottica assume dunque un’importanza cruciale quello che può essere definito “eco-design”,  che però non si riduce solo alla scelta di materiali “poveri” o riciclati, ma deve soprattutto tener conto anche di aspetti quali i consumi energetici del prodotto, così come dei consumi nel corso del processo produttivo.
Il workshop si prefigge pertanto lo scopo di illustrare ai partecipanti le tappe fondamentali di una buona progettazione in ottica di efficienza energetica e di compatibilità aziendali, anche attraverso la presentazione di casi concreti e un dibattito finale.

La partecipazione al seminario è gratuita, ma essendo a numero chiuso è
richiesta l’iscrizione,
che può essere effettuata utilizzando il form
all’indirizzo http://www.tvtecnologia.it/seminari/ 

Design A++
Progettare e comunicare ai clienti l’efficienza energetica
02 dicembre 2009
Treviso Tecnologia
via Roma 4 – 31021 Lancenigo di Villorba (TV)

PROGRAMMA

ore 15.00 
Registrazione partecipanti

ore 15.30
Saluti introduttivi
Alex Terzariol – residente ADI Delegazione Nord Est

ore 15.45 
Il “design sostenibile”: lo sviluppo di concept e la progettazione per l’efficienza energetica
Laura Badalucco -  Coordinatore dell’Unità di ricerca Design e Ambiente – Università IUAV di Venezia

ore 17.30
Testimonianza aziendale

ore 18.00 
L’efficienza energetica come driver per la competitività
Roberto Santolamazza -  Direttore di Treviso Tecnologia

ore 18.30 
Dibattito

ore 19.00
APERITIVO

Per informazioni ed iscrizioni: http://www.tvtecnologia.it/seminari/ 

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Concluso Marmomacc incontra il design: Hybrid and Flexible

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La 3a edizione dell’evento espositivo Marmomacc Incontra il Design: “Hybrid and Flexible”,  a cura di Evelina Bazzo, si è concluso con un grande riconoscimento da parte della stampa e un feed-back positivo degli addetti del settore.
Ibridazione, flessibilità, contaminazione, metamorfosi e trasformazione: queste erano state le stimolanti chiavi di ricerca proposte a 13 aziende, in stretta collaborazione con 16 progettisti,  per sviluppare il nuovo tema di Marmomacc Incontra il Design.

L’occasione di ripercorrere le novità di quest’edizione appena conclusasi, ci permette di sottolineare l’originale percorso innovativo del prodotto litico, che è emerso passeggiando tra  i padiglioni 6, 8 e 10 del quartiere fieristico veronese.

Entrando nel padiglione 6, nello stand de Il Casone, il giovane architetto Francesco Steccanella ha espresso magistralmente la sua attenta passione per la ricerca sui materiali. Come note su di uno spartito musicale, Steccanella ha alternato lamine di marmo ad una fine tarsia di legno, metallo e vetro, creando così un contrappunto ritmico sensoriale, tattile e cromatico.

 

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Poco oltre, nello spazio espositivo di Marsotto la nuova collezione “Edizioni” di oggetti multifunzionali di arredo disegnati da James Irvine abitavano, idealmente, un giardino con piscina, very minimal.

 

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Invece, nel progetto “Ibrido” di Tobia Scarpa, per Testi Fratelli, il marmo si faceva calore, antico focolare nel rivestimento di una stufa e di un camino. Là dove la stufa, in marmo di Carrara, si imponeva nello spazio come un imponente totem, dall’altro lato il camino lo rendeva quasi ‘a scomparsa’. Volendo, il corpo in metallo del camino si poteva chiudere su sè stesso al fine di valorizzarne solo la raffinata cornice in marmo.

Gli architetti Marta Laudani e Marco Romanelli hanno presentato, per Mele Design di Fratelli Mele, una seduta-scultura. Come ibrido tra arte e natura, gli architetti a colpi di matita hanno scolpito il ‘nobile blocco’ di pietra leccese.

 

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Il felice matrimonio tra l’eccellenza della perizia tecnica di Budri con la genialità creativa di Patricia Urquiola ha superato qualsiasi aspettativa, creando il tappeto di un magico eden, dove una cascata di fiori coloratissimi oversize avvolgeva il visitatore.

Rarefatto, invece, era il lounge creato da Marco Piva per Cava Romana. Comode sedute ed eleganti tavolini riempivano delicatamente uno spazio, sospeso su imponenti colonne in marmo e metallo, pensato come un limbo high-tech per un ideale centro benessere del futuro.

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Si lasciava il padiglione 6 attraversando lo ‘stand-museo’ realizzato da Alberto Campo Baeza, dove si presentava, in un lirico allestimento parietale, tutta la collezione degli oggetti prodotti da Pibamarmi. Qui, all’interno della struttura, si offriva un’oasi di silenzio e meditazione. Immerso nella penombra, si poteva sostare a contemplare il lento passaggio di elissi luminose che riverberavano sulla superficie della pietra.

 

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Proseguendo al padiglione 8, Michele De Lucchi presentava, per MGM Furnari,  “Decoro geologico” e “La torre dei trampolini”. Entrambi in lava, il primo, nato da un gioco geometrico, era un rivestimento parietale, mentre il secondo era un mobile, composto da una serie di trampolini sovrapposti.

 

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Completamente diversa la struttura sinuosa, in legno e marmo, progettata da  Craig Copeland e Turan Duda per una nuova interpretazione espositiva dello stand di Henraux. La struttura-nastro conteneva al suo interno anche complementi d’arredo pensati specificatamente per creare così un’opera totale.

 

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E poi, omaggio alla tradizione palladiana, fusione tra la classicità dello spazio scenico e la contemporaneità degli oggetti, così Luca Scacchetti ha declinato il tema “Hybrid and Flexible”, nello stand di Grassi Pietre.

 

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Al padiglione 10, per Santa Margherita si trovava il progetto “Pietra in fiore” di Aldo Cibic, ovvero, cercare di umanizzare l’architettura, lasciandola contaminare dalla natura.

 

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Sicuramente piena di poesia era anche l’interpretazione, dei giovani architetti Marco Fagioli e Emanuel Gargano, di flettere la pietra, come fosse una tessuto. Modulare, allora, il perimetro dello stand espositivo di Vaselli Marmi, in uno sviluppo sinuoso del volume, reso tale dalla scansione ritmica dell’alternarsi irregolare di sottili lesene a leggeri vuoti.

Opposta era, invece, la proposta dell’architetto Francesco Lucchese nell’allestimento per Scalvini Marmi, dove ha creato uno spazio vivace di colonne in marmo e plexiglas he sembravano dissolversi nella riflessione data dalla lucentezza metallica del pavimento  del soffitto.

Per concludere, sembra evidente affermare, dall’excursus delle soluzioni progettuali presentate, che  sostenere e promuovere l’innovazione (creativa e tecnologica), siano state le scommesse vincenti, in grado di rendere la 3a edizione di “Marmomacc Incontra il Design” un vero successo.

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