Marmomacc Meets Design 2010

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Allo scadere della sua quarta edizione, Marmomacc Meets Design (MMD) conferma la sua formula vincente: proporre nuove prospettive al settore del marmo e della pietra, stabilendo legami sempre più indissolubili e innovativi non solo tra mondo del progetto e sistema produttivo, ma anche tra elevata specializzazione del materiale litico e diffusa visibilità mediatica.

Il successo riscosso dalle precedenti edizioni ha trovato nel 2010 ulteriori, lusinghiere conferme, tanto da rendere necessario il deposito di un nome (Marmomacc Meets Design) che è stato fonte d’ispirazione per numerose altre iniziative.

Con il tema di quest’anno, Irregolare-Eccezionale, hanno scelto di misurarsi con MMD sette aziende del panorama litico italiano, che hanno legato ognuna il proprio nome a un differente designer internazionale. Un’importante novità è stata costituita dall’ampliamento del progetto alla scala urbana e regionale, che ha offerto nuove occasioni di sperimentazione e visibilità al mondo progettuale giovanile.

La città di Varese è stata infatti location e protagonista, grazie all’Accademia di Architettura di Mendrisio, di un progetto di arredo urbano coordinato da Riccardo Blumer, che ha portato gli studenti a creare piccole edicole-sculture per l’esposizione di opere d’arte, in corso di realizzazione in marmo botticino da parte del Consorzio Marmisti Bresciani. La Regione Puglia ha poi scelto di puntare sui giovani progettisti, offrendo a quattro già affermati designer internazionali – Luca Nichetto, Philippe Nigro, Tomas Alonso e Stefen Diez – la possibilità di indagare le potenzialità espressive delle tradizionali pietre locali (Apricena, Trani, Fasano, Lecce).

Ad ulteriore conferma di come MMD da sempre operi nella convinzione che innovazione e
qualità debbano permeare tutte le fasi del progetto, compresi comunicazione e  allestimento, il Best Communicator Award (premio assegnato ai migliori allestimenti presenti in fiera) ha insignito ben quattro progetti partecipanti all’edizione 2010.

Gli straordinari pattern ecologico-decorativi di Patricia Urquiola per Budri, l’archetipale
eleganza di Thomas Sandell per Marsotto, le sculture organico-floreali di Marco Piva per
MGM Furnari, la potenza architettonico-spaziale di Manuel Aires Mateus per Pibamarmi,
oltre a Paolo Armenise e Silvia Nerbi per MBD Said, hanno infatti riscosso, con differenti
motivazioni, le lodi dell’autorevole giuria.

Giuria che non a caso ha voluto segnalare progetti tra loro estremamente differenti, ma accomunati da un’unica volontà: tradurre nel personalissimo e variegato mondo creativo di ogni progettista, eccezionale per antonomasia, un concetto di irregolarità che, fonte di
ricerca e innovazione, diventi per le aziende una nuova e suggestiva regola, su cui impostare futuri percorsi professionali e produttivi.

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New Entry alla direzione dell’ISIA

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Il nuovo Anno Accademico porta con sé grandi novità per l’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) di Faenza. Mercoledì 3 novembre, in concomitanza con l’inizio dell’A.A. 2010-2011, avverrà un passaggio di consegne importante nella storia trentennale dell’università del design manfreda. Il professor Germano Zanzani, alla guida direttiva dal 1995 e giunto alla fine del suo mandato, passerà il testimone al nuovo direttore: il professor Roberto Ossani.

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Ossani, faentino, classe 1960, specializzato in graphic design, attualmente docente di Design della Comunicazione, in ISIA dal 1990, è stato eletto dal Collegio Professori dell’Istituto. Rimarrà in carica per tre anni. Quella del direttore è una pedina fondamentale per l’intera attività della fucina di designer. Spetterà, infatti, al professor Ossani decidere, coadiuvato dal Consiglio Accademico, l’orientamento didattico, scientifico e artistico dell’ISIA. La sfida che dovrà affrontare la nuova direzione sarà quella di conciliare le esigenze di bilancio con la qualità del sapere ISIA, confermata, anche in un periodo di crisi, dai dati sull’occupazione dei diplomati e dai numerosi premi e riconoscimenti ottenuti dai ragazzi. Una prova che sarà affrontata con le idee chiare. «Anche una scuola – sottolinea Ossani nel suo programma – è un’opera di design e in questi quindici anni la direzione di Zanzani ha definito progettualmente il cammino da percorrere. Dovremo fare tesoro di questa eredità». Una strada confermata anche dal successo dei recenti festeggiamenti per il trentesimo compleanno dell’ISIA. «Nel nostro Istituto – prosegue il neo-direttore – si percepisce il desiderio e il piacere dei docenti, degli studenti e di tutto il personale, nel lavorare assieme. Ciò crea un clima creativo, collaborativo, che raramente si trova in altre istituzioni». Dopo l’elezione del nuovo direttore, a otto mesi dalla nomina a presidente di Anty Pansera, nei prossimi giorni si svolgeranno le elezioni per il Consiglio Accademico e la Consulta dei Studenti. Una squadra completamente rinnovata per affrontare il futuro, senza dimenticare un solido passato. Per ulteriori informazioni: www.isiafaenza.it .

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Piemonte Share Festival: 2-7 novembre 2010

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Piemonte Share Festival propone mostre, conferenze, dialoghi, workshop, proiezioni screening, e performance dedicati al tema SMART MISTAKES per ampliare la mente, affinare le capacità analitiche e ispirare la creatività.

Errori intelligenti, mutazioni, fallimenti, disfunzionalità, discrepanze, incidenti, varianti impreviste, scoperte occasionali, estetiche dell’errore, scarto dalla massa, fallimenti progettuali, progetti irrealizzati, disastri, sbagli, imperfezioni, disturbi, appropriazioni, effetti collaterali, lapsus e flop.

I direttori artistici Simona Lodi e Chiara Garibaldi insieme al team di curatori dedicano la 6^ edizione di Piemonte Share Festival alla portata artistica e culturale dell’errore e della scoperta inaspettata. Il titolo SMART MISTAKES è l’ossimoro che introduce un’analisi della storia dell’errore e dei momenti di rottura che l’errore come scoperta imprevista ha portato nella storia dell’umanità. L’errore racchiude una potenza creativa unica perché rappresenta sempre l’emergere di un problema: in tutte le sue varianti, indica una questione che necessita attenzione e questa attenzione suscita controversie, le controversie generano soluzioni e innovazione. Ecco perché è interessante in questo periodo di emergenze globali occuparsi degli errori intelligenti.

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Teatrino Elettrico, DC12V

Ma in campo artistico e culturale, nella nostra epoca digitale, l’errore mantiene lo stesso ruolo di attivatore di mutamento e di valore? Così come l’errore genetico ha il ruolo di agente del mutamento e quindi della bio-diversità, l’errore in azione guida la creatività poiché la perfezione non dà possibilità per migliorare.

Una controstrategia culturale, sociale e artistica è quella dell’ibridazione e della creazione di nuovi spazi di comunicazione attraverso l’imprevisto, la mutazione, l’uso non predefinito. Oggi utilizzare in modi imprevisti le tecnologie equivale a non fidarsi dell’impianto di vita del paradigma dominante che cresce su un certo liberismo piuttosto che sulla libertà di condivisione. Fino a una ventina di anni fa erano solo gli artisti, gli ambienti accademici e militari ad avere un approccio creativo alle tecnologie. Oggi ci si muove da una nicchia d’indagine fino all’intera società. Compito di Share Festival è far emergere queste tendenze, delinearne una scena in continuo mutamento.

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Ernesto Klar, Luzes relacionais

Con la 6^ edizione Share Festival cambia la propria visione culturale per incorporare la progressiva pervasività del digitale nel mainstream sociale, ma senza perdere l’approccio critico alla tecnologia. Agli esordi di questa avventura culturale e artistica le arti digitali venivano considerate arti sperimentali, non integrate nel sistema commerciale del mondo dell’arte. Attualmente la media art è un linguaggio artistico importante ed accettato e sta guadagnando un pubblico sempre più vasto: se fino a poco tempo fa si iniziava a prendere in considerazione l’arte digitale, oggi si parla di arte nell’era digitale. Share Festival continua a non voler celebrare la tecnologia, ma ad interrogarla investigando su progetti che mettono in discussione la sua influenza sulla cultura e come, nel bene e nel male, il suo utilizzo ha pervaso e cambiato le nostre vite. E così il Festival cambia ufficialmente il campo d’indagine (e il sottotitolo), si occuperà di arte e cultura in epoca digitale, facendo migrare l’aggettivo digitale accanto a società, posto prima vicino ad arte. Questo spostamento è conseguente alla pervasività del digitale nella società, che è un processo che è appena iniziato, e che ha portato il computer ad essere un oggetto di uso comune, come un qualunque elettrodomestico.

Come ogni anno il Festival ospiterà la mostra di grandi installazioni artistiche dei sei finalisti di Share Prize che quest’anno ha raccolto 270 iscrizioni da 20 paesi diversi e sarà allestita nella splendida crociera al secondo piano del Museo Regionale di Scienze Naturali. Il vincitore di Share Prize 2010 sarà nominato sabato 7 novembre durante la cerimonia di premiazione.

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Sarà parte del programma una mostra tematica screening sul tema SMART MISTAKES che offrirà anche interessanti workshop legati al progetto speciale degli artisti Les Liens Invisibles insieme a performance sperimentali.

La novità di quest’anno riguarda il Simposio su SMART MISTAKES in cui eccellenti guest curator terranno una lectio magistralis per trattare la portata artistica e culturale dell’errore in tre principali rami: errori tecnologici e mediatici (rapporto uomo-macchina, disfunzionalità, errori di trasmissione), errori biologici (mutazioni, biodiversità, arte vivente) e scoperte inaspettate (serendipity, scoperte occasionali, incidenti, varianti impreviste). Il Simposio di Share festival continuerà con dialoghi tra ospiti di discipline diverse per confrontarsi su tematiche culturali e sociali che riguardano donne e uomini comuni. Affianco agli interventi specifici numerosi dialoghi a due tra registi, musicisti, scrittori, scienziati, filosofi, architetti, avvocati, economisti e imprenditori amplieranno la disquisizione sull’errore a campi non specificatamente tecnologici. Gli invitati saranno chiamati a raccontare storie ed esperienze legate alle loro carriera, restando nel contesto degli errori intelligenti, aprendo così il Festival a conversazioni per condividere la conoscenza della cultura contemporanea.

Nell’ambito degli eventi di Your Time, Torino 2010 European Youth Capital Share Festival condivide con ClubToClub e Musica90 il progetto Youth Museum.

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Marko Batista, Parallel digital structures

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Trieste Capitale del Design

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Trieste diventa la capitale del design europeo. Giungeranno dall’Ucraina, dalla Bielorussia e dall’Estonia i vincitori di Pocketluck, Nono Concorso Internazionale di Design Trieste Contemporanea, che – assieme ad altri designer nostrani ed europei – saranno ospiti dello Studio Tommaseo di via del Monte 2/1. L’occasione di questo eccezionale ritrovo è la cerimonia ufficiale di premiazione (ore 18:00) che chiude il concorso e inaugura la mostra dei migliori progetti 2010. L’esposizione sarà visitabile allo Studio Tommaseo fino all’11 dicembre (da lunedì a sabato, ore 17:00 – 20:00, ingresso libero). Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.triestecontemporanea.it o telefonare allo 040/639187.

Sono 329 gli elaborati, provenienti da 23 paesi diversi, che hanno risposto alla chiamata dell’edizione 2010. Dalla sua istituzione (1995) ad oggi, diverse migliaia di designer europei si sono infatti cimentati in questo concorso di design ideato da Gillo Dorfles. La competizione è rivolta ogni due anni da Trieste Contemporanea, con il patrocinio dell’InCE (Iniziativa Centro Europea), a progettisti nati nei 18 paesi dell’Europa centro orientale aderenti all’InCE, nei paesi baltici, in Germania e in Turchia.

Quest’anno i concorrenti dovevano pensare a un nuovo portafortuna da tasca, utile ad affrontare con ‘positività, coraggioso altruismo e necessaria ironia’ la crisi difficile e plurima che il pianeta e la società stanno vivendo. Il tema ‘Pocketluck’ ha riscosso un grande successo ed è stato svolto con grande originalità e diversità dai partecipanti. Curiosamente tutti e tre i premi assegnati sono, con declinazioni e prospettive diverse, degli oggetti da portare ‘per non dimenticare’ nei propri comportamenti quotidiani di agire responsabilmente ed eticamente

La giuria, presieduta dal Segretariato dell’InCE Cristina Morozzi, ha assegnato il premio BEBA per il più giovane designer selezionato a Ilya Choni, giovanissimo concorrente nato in Ucraina  nel 1998. Il suo ‘The All’ è un portafortuna fatto di sassolini avvolti in cotone, spago e juta che ricorda che ognuno è responsabile del proprio destino.

Il premio InCE, istituito nel 2006 per il miglior designer proveniente da un paese InCE non membro dell’Unione Europea e assegnato in Macedonia nel 2006 e in Serbia nel 2008, è stato aggiudicato quest’anno in Bielorussia. L’industrial designer Aliaksei Hur ha progettato ‘REDbook pendants’, una serie di portachiavi che ricordano quotidianamente al possessore la responsabilità personale del degrado ambientale e informano sulle specie animali in pericolo di estinzione.

Il primo premio assoluto, intitolato a Gillo Dorfles, è andato a Marta Kisand per il progetto ‘PaperDoll Brooches’. La designer tessile estone ha proposto di tenere in tasca, per ricordare di dare attenzione a valori e significati ai quali oggi non si pensa quanto si dovrebbe, delle figure di bambole stampate su stoffa imbottita e decorate con i fiori tipici della tradizione tessile del suo paese, ognuno dei quali aveva dei significati precisi di amore o di amicizia o di fiducia.

Assieme ai vincitori, sono stati selezionati per la mostra Matteo Beraldi (Italia), Boris Novachi Bojic (Austria), Giovanni Botticelli (Italia), Ivana Brajdic (Croazia), Lazar Foti (Ungheria), Ender Gelgec (Turchia), Ziva Ljubec (Slovenia), Malgorzata Lojko (Polonia), gruppo Knockoutdesign (Poland), Emanuele Magini (Italia), Francesco Magni (Italia), Tommaso Mandorino (Italia), Franz Maurer (Austria), gruppo Oloop Design (Slovenia), Przemyslav Ostaszewski (Polonia), Nadine Podewski (Germania), Laura Pozzar (Italia), Louda Radim (Repubblica Ceca), Dario Santacroce (Italia), Pavel Sidorenko (Estonia), Dorota Skalska e Agnieszka Mazur (Polonia), Radim Slovak (Repubblica Ceca), Claudia Sportelli (Italia), Devid Strussiat (Italia), Zoran Svraka (Croazia), Lenka Trubacova (Repubblica Ceca), Adam Turecek (Repubblica Ceca), Nadia Vedova e Marco Svara (Italia). Ad essi si aggiunge, selezionato tra i fuori concorso Gianfranco Vasselli (Italia).

L’iniziativa è promossa dal Comitato Trieste Contemporanea e dall’Associazione culturale L’Officina con l’adesione della Casa dell’Arte di Trieste e si avvale del patrocinio dell’ In.C.E. e del sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e della Provincia di Trieste.

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Elica in collaborazione con la Fondazione Ermanno Casoli ha presentato le declinazioni della Pescecappa di Gaetano Pesce

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Giovedì 21 ottobre presso il Palazzo della Farnesina, sede del Ministero degli Affari Esteri, Elica, in collaborazione con la Fondazione Ermanno Casoli, ha presentato la serie diversificata di Pescecappa, la cappa da cucina ideata da Gaetano Pesce.

Un’edizione composta da quindici declinazioni, esemplari unici, numerati e firmati dall’artista, che con il suo design espressivo, iconico e personale interpreta lo spirito innovatore di Elica sovvertendo il modo di concepire la produzione e il normale rapporto con i fruitori del prodotto ricercando così nuove modalità di relazione. Pescecappa, infatti, per le sue caratteristiche, si avvicina più ad un’opera d’arte che ad un elettrodomestico ed è proprio il pubblico curioso e sensibile alle novità, come quello appassionato di arte contemporanea, moda e design, che costituisce uno dei soggetti ideali a cui comunicare la scelta di trasformare una cappa in un investimento funzionale, un elemento che possa considerarsi parte della propria collezione di opere d’arte.

I singoli pezzi, ognuno diverso dall’altro, sono stati sviluppati a partire dal primo esemplare, un modello di cappa aspirante ideato per Pescetrullo, inconsueta abitazione progettata dallo stesso Pesce nella campagna pugliese. Protagonisti della cappa alcuni semplici prodotti: verdura, frutta e legumi, “gli ingredienti che siamo soliti utilizzare per preparare il nostro cibo” come afferma Pesce e che esprimono il legame con la terra, conservando odori e sapori semplici ma antichi, simbolo di una concezione di vita salutare e rispettosa dell’ambiente. Pescecappa si pone, infatti, comeun elemento di diversità nello spazio della cucina, un punto di colore un po’ scapigliato e luminoso, una presenza che a guardarla ci provoca il sorriso” come lo stesso architetto sostiene. Un incontro felice tra arte, design e tecnologia. Grazie, infatti, alla leadership internazionale conquistata da Elica in quarant’anni di progettazione, produzione e commercializzazione di cappe da cucina, Pescecappa dispone di un sistema di aspirazione dell’aria all’avanguardia. E’ realizzata nel rispetto della sostenibilità ambientale e sociale, grazie alla motorizzazione celata da “gusci” esterni stampati in resina termoindurente a base di poliestere, decorati a mano e facilmente disassemblabili e al basso impatto sonoro.

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Presentata nel 2009, in occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano, l’opera è entrata a far parte della Collezione Farnesina Design voluta e promossa dal Ministro Franco Frattini con l’intento di valorizzare il design italiano sul piano internazionale. La Collezione Farnesina Design è il centro propulsivo di attività diverse come mostre, conferenze e convegni tra le cui iniziative, si colloca anche l’incontro con Gaetano Pesce quale esempio concreto del legame tra cultura e impresa.

Pescacappa aspira, infatti, a diventare un’icona della creatività e del primato italiano in cucina, prendendo le distanze dalle geometrie astratte e razionali all’interno delle quali solitamente si codificano gli elettrodomestici. Conferma la direzione tracciata da Gaetano Pesce nella ricerca di una produzione industriale di oggetti personalizzati, in assoluta controtendenza rispetto alle logiche della serialità e della catena di montaggio. Rappresenta una singolare interpretazione di un prodotto industriale affidata allo sperimentale architetto dalla Fondazione Ermanno Casoli, dedicata alla memoria del fondatore di Elica, al fine di creare nuove opportunità di collaborazione tra il mondo dell’arte e quello dell’industria.

Un connubio ben riuscito in cui la bellezza del prodotto sta proprio nel suo essere unico, qualità indispensabile per affermare un concetto di individualità spesso sacrificato, ma necessario per porre nuovamente la persona al centro dell’attività produttiva e arricchire così esteticamente il contenuto degli oggetti, altrimenti standardizzati.

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Ed è proprio partendo da Pescecappa che si è sviluppato l’incontro presso la Farnesina, affrontando passo dopo passo il percorso che ha portato Elica a relazionarsi con il mondo del design e quello dell’arte.

La presentazione, che si è tenuta presso la Sala Aldo Moro del Ministero degli Affari Esteri, è stata trasmessa in streaming nello showroom milanese dell’azienda, dove è installata la Pescecappa n. 1/15. Sono intervenuti Gaetano Pesce, che ha illustrato il concetto di declinazione industriale, Francesco Casoli, presidente di Elica, che ha raccontato l’evoluzione dell’azienda in relazione design, e Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione Ermanno Casoli, che è entrato nel vivo delle contaminazioni artistiche che hanno stimolato l’azienda nel corso degli anni. L’incontro è stato introdotto da Angelo Capasso e Renza Fornaroli, curatori della Collezione Farnesina Design.

Con l’occasione è stato, inoltre, inaugurato il sito web www.pescecappa.com nel quale saranno pubblicate informazioni, immagini e modalità di acquisto della Pescecappa e del suo catalogo.

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Hettich Italia con Simone Micheli ad Abitare il Tempo: Un sodalizio per l’architettura d’interni

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Hettich Italia sposa lo spirito immaginifico e l’essenzialità di un Architetto italiano di
fama internazionale che nella mostra “architettura d’interni”, in seno ad Abitare il Tempo di Verona, presenta il progetto Oversea Building votato alla sostenibilità e all’eco-compatibilità.

Un’esposizione di 1.500 mq fa da cornice ai “frammenti significanti di uno speciale caso archico reale” di Simone Micheli che raggiunge con Oversea Building un “coerente quanto intelligente risultato di fusione tra senso prestazionale, funzionale ed estetico” applicato ad una costruzione che prenderà vita a Chioggia.

Hettich Italia decide così di segnare significativamente la propria spinta verso il design italiano partecipando attivamente al progetto di Simone Micheli insieme ad altre Aziende di primo piano nel panorama dell’arredo d’interni italiano.

Hettich Italia, forte dello storico marchio di qualità tedesca che rappresenta, conosciuto in tutto il mondo per le soluzioni innovative applicate agli arredi di ambienti domestici, hotel, uffici e punti vendita, presenta ai visitatori di Abitare il Tempo una selezione dei suoi migliori prodotti dedicati a designer e architetti, offrendo soluzioni e servizi di successo per la progettazione degli spazi.

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Partecipiamo con entusiasmo al progetto di Simone Micheli e consideriamo questa occasione come la naturale evoluzione di un progetto più ampio volto a proporci come partner nel business di architetti e designer italiani” sottolinea Andreas Seifert, Amministratore Delegato di Hettich Italia. “Il dialogo con i progettisti è divenuto per noi un primario canale di comunicazione con l’obiettivo di far emergere la sorprendente funzionalità dei nostri prodotti”.

Hettich ProjectBusiness è infatti una divisione di Hettich International composta da un team di esperti con competenze in 3 settori chiave: SPACE, FURNITURE e TECHNOLOGY. Il team è inoltre deputato ai grandi eventi e ai grandi progetti nel settore contract. La  creazione dell’Hettich Forum, le 7 edizioni dell’International Design Award, il progetto Light Concept ON OFF, sono solo alcune delle attività poste in essere da Hettich ProjectBusiness.

La focalizzazione sulla sostenibilità e la conservazione dell’ambiente si traducono in innovazione e system solutions anche nel nostro paese, grazie al team di Hettich Italia. Numerosi i cataloghi dedicati a designer e architetti, presenti anche su www.hettich.com   come Magic, ProDecor, Light Concept ON OFF e Kitchen of the Future. I prodotti Hettich sono presenti ad Oversea Building all’interno di prodotti di Aziende come Euromobil, Misuraemme, Axia ed Henge.

Il sistema InnoTech, la rifinitura per le sponde dei cassetti DesignSide, la maniglia Touch-in e alcuni elementi LED arricchiscono la cucina di Euromobil. La striscia LED a luce rossa
Versa è impiegata come elemento decorativo in diverse parti dell’esposizione. Nei mobili del bagno di Axia sono impiegati i cassetti InnoTech con sponda bianca. La zona notte realizzata da Henge e la serie di mobili “Io, Te, Noi” di Misuraemme vedono come
protagonista la cerniera ammortizzata Sensys.

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Manuel bozzi…..Tres Rockmantique

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Propone nuove scelte di stile Manuel Bozzi, ora impegnato in un’estensione della sua creatività verso piccoli amuleti forgiati in argento e bronzo dai cromatismi contrastanti. Le ultime creazioni del designer pisano mostrano una evoluzione dai tratti più romantici e femminili, sempre nel rispetto del rock appeal, segno di riconoscimento del brand nel mondo. Equazioni primordiali, tribali e sapori di ispirazione multietnica si miscelano senza però ricondurci ad uno spazio/tempo definito se non quello del mondo del designer.

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Il nuovo esercizio di stile di Manuel Bozzi trova la sua massima espressione nell’assoluta novità di stagione: una linea di orecchini dal singolare gusto tres rockmantique. Elementi tipicamente rock sono rivisitati in chiave romantica per un appeal elegante, raffinato e decisamente femminile, ma dal carattere forte, deciso e rockeggiante, un gioiello tres rockmantique.

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Teschietti, vertebre e mosche sono abili nell’incantare grazie ad abbinamenti atipici con eleganti gocce d’agata, di citrino, di onice nera e cristallo di rocca, foglie corinzie in argento lavorato, perle polinesiane e quarzi luminosi. Sempre attento ai dettagli lo stilista toscano si destreggia in combinazioni che lasciano a bocca aperta per la cura e l’originalità della manifattura ad oggi ambientata in una nuova atmosfera armoniosamente contaminata.

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Heineken Aluminium, una bottiglia di design che “accende la notte”

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Heineken presenta la nuova bottiglia in alluminio, completamente rinnovata nel design. Originale e accattivante, Heineken Aluminium è stata realizzata con l’intento di stupire ed emozionare i frequentatori dei locali più esclusivi d’Italia coinvolgendoli in un’esperienza unica e originale.

Particolarità della nuova bottiglia Heineken è infatti la grafica stampata con un’innovativa tipologia di inchiostro, invisibile alla luce del giorno, ma che rivela un elaborato sfondo di stelle quando viene esposto alle luci UV.

Originale ed innovativa nel design è distribuita unicamente nei locali più trendy: una scelta perfettamente in linea con lo stile di Heineken, da sempre anticipatore di nuove tendenze da proporre al proprio pubblico.

Ricercata e di forte impatto visivo, la grafica della nuova bottiglia esalta la celebre stella Heineken che campeggia sul classico sfondo di colore verde, generando un sorprendente contrasto visivo.  Anche la brillantezza dell’alluminio contribuisce a esaltare l’icona Heineken, completando l’effetto di luminosità.

La nuova bottiglia da 33 cl, è realizzata al 100% in alluminio, è quindi completamente riciclabile e presenta tutti i vantaggi di questo materiale quali leggerezza, praticità e funzionalità.

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Design Malandrino al SUN.Lab di Rimini

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Provocatori, sbarazzini, certamente ludici e un bel po’ allegri. I giovani talenti dell’outdoor design (under 35) da 3 anni si danno appuntamento al SUN, il Salone internazionale dell’Esterno che ogni anno propone e promuove concorsi per chi è‘big’ oggi e per chi lo sarà domani.

Il cuore del loro interesse è il SUN.Lab, il concorso internazionale, che nelle prime 2 edizioni ha visto ben 15 prototipi diventare realtà produttive. Numeri che dimostrano che i lavori dei progettisti, la loro ricerca, lo sviluppo di nuovi prodotti, le idee innovative e l’uso di materiali sperimentali possono trovare uno sbocco e la concretezza che il design necessita per confrontarsi con il mondo reale. Partendo da un Salone che offre lo spazio gratuito per l’esposizione-mostra e che s’impegna a mettere in collegamento diretto designer e aziende sin dal momento dell’esposizione dei prototipi in Fiera (prescelti in base a criteri di originalità, riproducibilità su scala industriale, attenzione all’ambiente).

Come scolari birichini, furbi, malandrini e vivaci, i giovani quest’anno hanno ridisegnato fini e confini e concept di oggetti e spazi, alla ricerca di una visione ludica del nostro vivere gli spazi aperti.

Sì, perché il tema di SUN.Lab 2010 è IL GIOCO. Non il giocattolo, ma uno sforzo interpretativo in chiave ludica di arredi, corredi e accessori per l’outdoor, una reinterpretazione degli stessi secondo un ‘pensiero ludico’, giocoso, coinvolgente, pubblico, condivisibile e adatto o adattabile per ogni età e sesso.

Panche, sedute, angoli gioco, moduli d’arredo, attrezzi ginnici e pavimentazioni come piste da gioco, poltrone giocose, complementi multi-tasking, elementi di arredo urbano, casette nascoste per i bambini, vasi per il nascondino, giostre dallo spiccato richiamo rurale, ombrelloni eolici e richiami vivaci alla nettezza urbana. Di tutto un po’, insomma, per rendere meno schematici e consueti i panorami degli spazi aperti pubblici, privati e dell’accoglienza, siano essi nel verde, nelle piazze, sul balcone, in giardino, al parco.

Meno regole, meno costrizioni, più libertà di movimento e leggerezza: un bel tuffo con gli amici in una maxi-vasca di fieno parcheggiata tra le auto, una panca al parco molleggiata, piccoli fantasmini luminescenti su cui adagiarsi in un tramonto o un dopocena, sgabelli ispirati alle bolle di sapone, sedute agganciate ai fusti degli alberi per riflettere, risposare o cambiare punto di vista sulle cose: nuovi punti di vista, nuovi spunti di vita. Per questo nascono i cartelli stradali con le indicazioni del gioco da giocare, i bersagli sopra i bidoni dell’immondizia, le formine da spiaggia che richiamano a piccoli prodotti di spazzatura, strisce metalliche ora portabiciclette ora portavasi, recinzioni-girotondo.

Per questo è nato SUN.Lab: perché i germogli del design, coccolati da una serra gigantesca, diventino presto i protagonisti del settore.Jump!

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Salt&Pepper le novità presentate al Macef a Milano

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Quest’anno Salt& Pepper ha aggiunto ai suoi appuntamenti internazionali – primi fra i quali Parigi e Francoforte – anche la Fiera milanese svoltasi a settembre, dove per la prima volta ha presentato quella che è stata giudicata come la linea più fresca e nuova della “tavola”.

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Un catalogo molto ricco, con proposte innovative in grafica, preziose nei materiali, competitiva nei prezzi, ma soprattutto un nuovo Concept: i piatti ed i bicchieri escono dal mondo della quotidianità e delle liste nozze, per vestirsi di scatole accattivanti e diventare un regalo. Il tradizionale set di piatti diventa da 4, adeguandosi alle nuove composizioni familiari, il “bone china” non è più riservato solo al “ servizio buono”, ma viene declinato con decori e prezzi accessibili ai più.

Il piatto pizza viene completato dalla rotella taglia pizza e chiuso in una scatola divertente.

clip_image003La teiera della nonna, in decori con i colori moda, è confezionata in una cappelliera con la sua tazza coordinata, così come il set colazione, finalmente pensato all’italiana con la grande tazza da caffèlatte.

clip_image005clip_image006Una linea aggressiva perché creativa, piena di pensiero che nasce da studi e ricerche di mercato negli 80 paesi dove già Salt&Pepper è distribuita : da oggi anche nei migliori negozi italiani.

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